Hermitage di Chave: mini verticale per una maxi goduria!

Non è così frequente avere la possibilità di assaggiare uno dei vini più antichi e prestigiosi di Francia. Mi riferisco, naturalmente, all’appellazione Hermitage. Siamo sulla riva sinistra del Rodano settentrionale, su colline con pendenze molto accentuate in tre comuni: Tain-l’Hermitage, Crozes-Hermitage e Larnage.

Hermitage Rouge di Jean Louis Chave
Hermitage Rouge di Jean Louis Chave

Da queste parti si produce vino dal IV secolo a.C. e la famiglia Chave si tramanda la tradizione, di padre in figlio, dal 1481!

La denominazione si estende su circa 130 ettari per una produzione totale pari a circa 4.500 hl non equamente suddivisi tra Hermitage Rouge (80% della produzione), ottenuto dal vitigno Syrah, ed Hermitage Blanc, dai vitigni marsanne e roussanne.

La famiglia Chave possiede circa 14 ettari posti in molte delle principali parcelle dell’AOC. Diversamente da quanto fanno altri produttori, in testa Chapoutier, per Chave l’Hermitage è un vino di assemblaggio (i singoli “climat” vengono vinificati e affinati separatamente e assemblati prima dell’imbottigliamento).

I vini in assaggio:

Hermitage Blanc 2007 – JL Chave
Marsanne e roussanne concorrono a produrre questo vino bianco molto ricercato dagli appassionati di tutto il mondo. Mettiamo subito le cose in chiaro: si tratta di un bianco potente, ricco e grasso, che non farà impazzire che predilige i vini bianchi vibranti. Appena versato ha un olfatto “polveroso”, come se il vino fosse stato disturbato dal suo letargo, poi però si susseguono le note di pesca, albicocca, floreale blu, mallo di note, talco e, sullo sfondo, miele. Il sorso è largo e piuttosto caldo, la dinamica è dettata dalla grassezza con la sapidità che arriva solo in chiusura. Il vino è potente ma non così lungo come mi sarei aspettato, chiude anzi un po’ brusco con una nota amaricante ben marcata.

Hermitage Rouge 2013 – JL Chave
Naso che parte selvatico, con una nota animale intrigante, poi molto frutto (mora, mirtillo), pepe, chiodo di garofano, grafite, ma anche la rosa fresca. Molto compresso ma pimpante, con grinta ed energia, la gioventù è solare e sfacciata: elegante e potente insieme, tannino fitto e preciso, croccante e saporito. Molto lungo con una persistenza infinita.
Uno dei vini della serata che tra qualche anno, ne sono certo, sboccerà in tutto il suo splendore.

Hermitage Rouge 2010 – JL Chave
Per quel che conta, e purtroppo la cosa influenza non poco il costo della bottiglia in questione, sono di fronte ad un 100/100 Parker. Anche qui una nota animale di sella di cavallo introduce aromi di affumicato, carne alla brace, floreale rosso, cannella. Bocca di gran corpo, molto serrata ma di grande equilibrio, freschezza e progressione. I ritorni di fiori macerati ravvivano il palato anche in chiusura. La persistenza è notevole su note marcatamente minerali.
Grande vino anche se personalmente, e non credo che Parker ne sarà turbato, ho preferito l’energica eleganza del 2013.

Hermitage Rouge 2008 – JL Chave
Vino solo buono questo, in annata non certo favorevole: tabacco, elegante tocco vegetale, gomma bruciata, una bella balsamicità. La bocca è relativamente agile, non così piena come le altre annate, ma è soprattutto la grana del tannino a deludere.
Bevuto in altre occasioni avrebbe anche fatto la sua figura, ma in questo consesso è vaso di coccio.

Hermitage Rouge 1997 – JL Chave
Eccolo qua il campione della serata. Un vino goloso ma risolto, dolce ma vibrante, austero senza spigoli. Il naso è più “rilassato” rispetto ai suoi compagni di batteria, i 20 anni di affinamento gli hanno fatto bene e ci consegnano un vino probabilmente all’apice. Naso di oliva, talco, poi note affumicate miste a note più eteree di un’intrigante pungenza, ed ancora l’eucalipto e – che sorpresa! – la fragola fresca. Mi colpisce di questo vino, anche in confronto ai precedenti, per l’acidità che segna il sorso, dà verticalità e contrasta bene la pressione materica del vino, che appare appena meno corposo dei precedenti ma più agile ed elegante. La dolcezza del tannino in chiusura è da manuale.

Metti una sera a cena con Mascarello e Roulot…

No, non ho amicizie così altolocate nel mondo del vino … e non ho cenato quindi con famosi produttori. Però è un po’ come se lo avessi fatto, in compagnia dei loro vini.

Una di quelle serate in cui tutto fila per il verso giusto, in cui le bottiglie sono a posto e la compagnia è da 3 stelle Michelin.

Champagne brut “Exhilarante” v.v. 2000 – Le Brun Servenay

Si parte in quinta! Lo champagne che abbiamo nel calice ha un naso molto complesso e “ricco”: zenzero, agrumi, leggera pasticceria, arancia candita… Il sorso è elegantissimo, ficcante e gustoso, la bollicina è fine e fitta, solletica il palato inesorabilmente. Chiusura salata.

Chablis 1er cru “La Forest” 2012 – Dauvissat

Il naso porta rapidamente a Chablis, ma non uno Chablis qualsiasi: acqua di ostriche, fiorellini e frutta bianca, clorofilla. Bocca fresca e tesa, di grande equilibrio gustativo. Chiusura molto elegante e pulita eppure di grande persistenza.

Meursault Luchets  2010 – Domaine Roulot

Naso più intenso del precedente ma con la medesima eleganza: frutta bianca e burro, polvere da sparo e nocciola…che bella dinamica in bocca! Progressione e sapore, mineralità e allungo. Grande vino, forse il migliore di un terzetto ad altissimo livello.

Barolo Monprivato 2012 – Giuseppe Mascarello
Colore rubino scarico trasparente e vivissimo, l’olfatto è suadente, goloso e finissimo: melograno, frutta chiara, roselline, calcare, anguria, mandarino…bocca più “calda” di quanto il naso faccia presagire, però scolpita da acidità ben presente. La dinamica gustativa non è ancora del tutto armonica, il vino deve ancora farsi, appare giovanissimo con tannino da smussare e, in questa fase, amaricante in chiusura. Annata non certo facile la 2012 in Langa, ma il Monprivato resta fascinoso e magnetico.
Gattinara “Osso San Grato” 2005 – Antoniolo
Il naso è fin da subito ematico (sangue e ferro), poi fiori macerati, arancia e corteccia. Il vino è evoluto leggermente più di quanto mi sarei aspettato ma la bocca è equilibrata nelle sue componenti, tannica e piuttosto calda. La chiusura è decisamente sapida.
Bel vino anche se siamo lontani dalle straordinarie versioni 2004 o 2006.
Vin de Savoie Arbin “La Brova” 2008 – Domaine Louis Magnin
100% mondeuse per questo vino della Savoia. Assolutamente integro e piuttosto originale il naso: pepe, prugna, chiodo di garofano, inchiostro, acciuga, sale, peonia, china. Bocca di bella dinamica e con tannino saporito. Vino che non sfigura affatto accanto ai compagni di batteria.
Syrah Santa Maria Valley Howling 2006 – Ambullneo Vineyards
Il vino americano che ti aspetti (purtroppo): caffè e vaniglia al naso e bocca quasi abboccata, con una certa dolcezza di frutto e comunque una mollezza generale che non fa apprezzare il vino nel bicchiere.
Champagne demi-sec Grand Cru 1994 - André Beaufort
Champagne demi-sec Grand Cru 1994 – André Beaufort
Champagne demi-sec Grand Cru 1994 – André Beaufort
Per chiudere uno Champagne demi-sec piuttosto sottotono. Bottiglia datata anche se il vino non è indimenticabile, come spesso mi succede con la tipologia demi-sec.

Côtes du Roussillon Villages “Segna de Cor” 2013 – Le Roc des Anges

La roccia degli angeli, bellissimo il nome di questo domaine sito nei Pirenei Orientali, in Roussillon. Majorie Gallette con l’aiuto del marito Stéphane hanno recuperato antichi vigneti locali, di carignan in particolare, fino ad arrivare gli attuali 25 ettari.

Segna de Cor 2013 - Le Roc des Anges
Segna de Cor 2013 – Le Roc des Anges

In pochi anni – l’azienda è del 2001 – Le Roc des Anges è diventato un riferimento in zona.

Di seguito l’assaggio di un loro vino ottenuto da grenache noir accompagnato da carignan e syrah.

Côtes du Roussillon Villages “Segna de Cor” 2013 – Le Roc des Anges

Rosso rubino compatto, sangue, pepe, macchia mediterranea, fiori rossi, frutta scura in confettura, balsamico.

Bocca larga ma con una progressione interessante, va in profondità grazie ad una buona spalla acida.

La chiusura è di frutta rossa e di media persistenza.

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Il vino è ottenuto dalle vigne più giovani dell’azienda, meno di 40 anni, ed è affinato in cemento.

I profumi del vino: il pepe

Come anticipato qualche post fa, inizio a raccontarti dei profumi del vino man mano che li ritrovo nelle bottiglie che assaggio. Parto con gli aromi riconducibili al mondo delle spezie, in particolare oggi ti parlo del pepe.

Il profumi del vino: il pepe
Il profumi del vino: il pepe

L’odore del pepe è decisamente pungente e dunque, benché spesso si accompagni e confonda con altre spezie, al degustatore attento non dovrebbe sfuggire. Personalmente lo apprezzo parecchio perché dona al vino carattere e potenza accompagnati da finezza ed eleganza.

La molecola che produce tale aroma si chiama rotundone ed è stata scoperta abbastanza di recente (2008) dall’Australian Wine Research Institute (AWRI). Tale molecola è poco volatile ed è il motivo per cui è stata individuata tardi; inoltre, ciò spiega come mai l’aroma di pepe si senta solo dopo altri odori che arrivano prima (fruttati o floreali) e perché si percepisca meglio al retrolfatto invece che all’olfazione. Peraltro gli stessi ricercatori hanno anche dimostrato come questo descrittore sia tra i più variabili a livello individuale. Ci sono alcune persone che distinguono facilmente l’aroma di pepe in un vino in cui è presente meno di mezzo miliardesimo di grammo di rotundone per litro, mentre altri soggetti non lo sentono neppure quando presente in proporzioni di molto superiori.

Come per quasi tutti gli aromi del vino è difficile ricondurre la presenza di un certo profumo, in questo caso del pepe, ad una sola causa. Dipende dal vitigno? Dal luogo? Dalle pratiche di cantina? Dal momento della raccolta? Dal clima?

Non c’è mai una risposta univoca a queste domande. Per fortuna il mondo del vino non è così binario… Quel che ad oggi si sa sul sentore di pepe è che può derivare dal vitigno, dal territorio oppure dall’affinamento in legno nuovo.

In che vini puoi trovare il pepe?

Nella mia esperienza il pepe si trova con una certa frequenza nei vini a base gamay, mourvèdre, mondeuse, tannat, syrah, schioppettino (pepe verde). Non infrequente a Bordeaux, Pommard o Boca (pepe bianco).