I profumi del vino: la fragola

Tra i profumi del vino più piacevoli e riconoscibili vi sono senz’altro i piccoli frutti rossi. Dopo averti parlato del profumo di lampone tocca al profumo di fragola.

Naturalmente sono costretto a semplificare: un conto è il fresco e goloso aroma del frutto fresco, tutt’altra cosa le fragole in confettura, ottenuta dai frutti più maturi e che sviluppano delle leggere note di caramello dovute alla cottura dello zucchero. Una cosa la fragola che vedi in foto, altra cosa le fragoline di bosco.  Eviterei inoltre di addentrarmi nelle diverse varietà del frutto…

I profumi del vino: la fragola
I profumi del vino: la fragola

Il profumo di fragola è considerato un aroma secondario e si forma, generalmente, dopo la fermentazione malolattica. E’ un aroma apprezzato dal degustatore che lo percepisce goloso ed elegante insieme; inoltre è facilmente riconoscibile.

In che vini puoi trovare l’aroma di fragola?

L’aroma di fragola si riscontra principalmente nei vini rossi o rosati provenienti da varie zone e vitigni: Bordeaux, Borgogna, molte vini italiani e anche del Nuovo Mondo.

Azzardo una mappa dei vitigni in cui si trova con più frequenza questo aroma. In Francia sicuramente non possiamo non citare il gamay, il merlot ed il pinot nero (quando questi vini non sono più giovanissimi possiamo trovare anche la confettura di fragola). Un vino in particolare che ricordo “marchiato” da una fragola netta è lo Château Rayas (grenache) oltre che i vini rosé della Provenza.

In Italia ci si può imbattere in questo sentore nei vini da uve nebbiolo (la fragola dei vini di Giacosa!), grignolino, bonarda, sangiovese, nero d’Avola…

E tu? Raccontami di qualche vino in cui ricordi di aver sentito una succosa fragola fresca!

Bourgogne v.v. Voillot: quando semplicità e qualità vanno a braccetto

Ma chi l’ha detto che un vino di qualità deve essere per forza stratificato, complesso e potente? Ci sono vini che decidono di puntare sulla ricchezza dei dettagli, sulla dinamica e l’energia in bocca, sull’articolazione del sorso…ed altri che invece fanno della golosa immediatezza la loro arma vincente. In quest’ultima categoria gioca il vino di cui ti parlo oggi.

Bourgogne Pinot Noir v.v. 2015 - Joseph Voillot
Bourgogne Pinot Noir v.v. 2015 – Joseph Voillot

Bourgogne Pinot Noir v.v. 2015 – Joseph Voillot

Ci troviamo a Volnay e questa etichetta è uno dei vini di ingresso della gamma del Domaine Joseph Voillot. Ma la sua semplicità ed immediatezza non inganni, il vino è tutt’altro che banale.

Il colore un rubino chiaro, luminoso e trasparente.
L’impronta del pinot noir è evidente al naso: fruttini rossi (lamponi, fragoline), viola, un tocco di mineralità scura, spezie orientali appena accennate.
Sorso golosissimo: l’acidità la fa da padrone in ingresso, non c’è grande volume ma molto “succo”. La bevibilità è ai massimi livelli ed un tannino appena croccante dà spessore. La chiusura è pulita e sapida con ritorni di fruttino rosso acidulo e sale.

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Gran cru: ma non dovevamo vederci più?

Ogni volta che bevo un grand cru di Borgogna mi chiedo se non c’è il rischio che possa essere l’ultima. Ormai, si sa, i prezzi di queste bottiglie di vino sono schizzati alle stelle così come le aspettative, le emozioni e, non raramente, anche le delusioni che accompagnano il primo sorso.

Latricières-Chambertin g.c. 2014 - Trapet
Latricières-Chambertin g.c. 2014 – Trapet

Però quando va tutto bene, quando un amico appassionato di Borgogna (grazie!) condivide un grand cru di produttore di prestigio…non ce n’è per nessuno!

E’ il caso di questa emozionante bottiglia del Domaine Trapet.

Latricières-Chambertin grand cru 2014 – Trapet

Il naso è caleidoscopico: sostanze psicotrope, ribes, incenso e altre spezie orientali, cola…la bocca è succosa e sapida, con una progressione soave ma inesorabile, “potente” senza alcuna “forzatura”.

Grande vino fitto e fine, denso ed etereo insieme. Naturalmente la persistenza è lunga e la chiusura di grande armonia.

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Les Latricières

ou les petites merveilles

Il est des terroirs que l’on vénère au domaine.
Les Latricières sont de ceux là. Magnifiquement exposées, ces « petites merveilles », offrent aux fruits de nos vignes les plus nobles et les plus subtiles essences.

Credits: sito web del Domaine Trapet

Borgogna rossa accessibile: l’ossimoro enoico messo alla prova da 7 bottiglie

In Borgogna è purtroppo sempre più difficile bere bene spendendo il giusto. Soprattutto quando hai avuto la fortuna di provare qualche pinot noir di un grande manico in annata giusta.

Eppure.

Eppure i prezzi sempre più inaccessibili costringono l’appassionato ad indagare le denominazioni minori, i produttori emergenti, le zone sottovalutate. Lavoro non facile e spesso ingrato: andare a casaccio in Borgogna è molto rischioso. Non sono pochi i vini deludenti (ad esser gentili): o perché troppo semplici o perché, al contrario, troppo ambiziosi (e quindi stravolti dal legno e senza la proverbiale eleganza che l’enofilo ricerca).

Ma la Borgogna rossa dal prezzo accessibile esiste o è una chimera?

E’ questa la domanda che mi sono posto, con altri bevitori ospiti presso l’enoteca Vino al Vino di Milano, nel corso di una interessante degustazione cieca che aveva come oggetto proprio il pinot noir “per tutti”.

Pinot nero accessibile: i vini in degustazione
Pinot nero accessibile: i vini in degustazione

Ecco la lista e qualche commento su ciò che abbiamo degustato alla cieca:

Rully 1er cru “Cloux” 2015 – Domaine Jacqueson: molto giovane ma il naso già dimostra una grande finezza a partire da una mineralità calda, poi ribes, un floreale intenso, le fragoline di bosco, una speziatura sottile in formazione…bocca succosa e golosa, tannino leggermente astringente (vino giovane vinificato con raspi). La sensazione complessiva è di eleganza e leggiadria ma senza timidezze. Uno dei migliori vini della serata che si può trovare in Italia a circa 30 €.

Bourgogne Hautes-Côtes de Nuits 2014 – Domaine Gros Frère et Soeur: personalmente non mi ha per nulla convinto e devo dire che capita spesso con i vini di questo produttore. Tocco animale, fiori macerati, legno vanigliato che ritorna prepotente anche in bocca segnando il sorso di calore, dolcezza glicerica e amaro in chiusura.

Givry “Pied de Chaume” 2014 – Domaine Joblot: pollaio in apertura, poi si pulisce ed esce il balsamico, la corteccia, fiori appassiti, cera d’api, agrumi…il naso è piuttosto spiazzante insomma. La bocca è molto verticale con acidità prepotente, in questa fase ancora da integrarsi nella materia del vino. Chiusura liquiriziosa. Non è un vino cattivo ma dalla Borgogna mi aspetto altro.

Bourgogne Hautes-Côtes de Nuits 2014 – Felettig: vino molto interessante, il naso è un ricamo di fragoline, foglia di menta, fiori freschi, qualche cenno agrumato…bocca ficcante, sapida e di grande bevibilità. Altro bel vino.

Südtiroler Blauburgunder 2013 – Gottardi: eccolo l’intruso geografico, ovvero il pinot nero altoatesino. Il naso parte con un po’ di riduzione per poi regalare un ventaglio interessante fatto di asfalto, legno di rosa, fruttino rosso. La bocca è semplice, non così articolata, però di buona scorrevolezza e pulizia. Lontano dai migliori ma non male comunque.

Vougeot 1er cru “Les Petits Vougeots” 2013 – Domaine Clerget: vino dal naso interessante e accattivante di gelatina di ribes, fragoline, floreale…bocca però troppo semplice e chiusura brusca e anche un po’ troppo sull’amaro. Da rivedere.

Echezeaux grand cru 2013 – Forey: vino di ambizioni molto diverse dai precedenti, anche nel prezzo (circa 100 € in Italia). Fruttini rossi dolci, asfalto, sensazioni abbastanza “calde” con bocca però succosa e ficcante, sapida e acida, la progressione è precisa e senza intoppi e la chiusura elegante e  accompagnata da un tannino finissimo. Vino buono in assoluto, ma a quel prezzo pretendo maggiori emozioni.

Non so ancora rispondere alla domanda iniziale sull’esistenza o meno della Borgogna “accessibile”. Tu che ne dici, quali sono i pinot noir borgognoni che, ad un prezzo corretto, ti hanno colpito?

 

I profumi del vino: il burro

Gli aromi dei derivati del latte non sono così infrequenti nei vini. Il burro, in particolare, è unico nel suo genere e, per questo, ben riconoscibile.

I profumi del vino: il burro
I profumi del vino: il burro

Il sentore di burro deriva da un processo chimico naturale: la fermentazione malolattica. E’ una vera e propria seconda fermentazione (ben successiva alla fermentazione alcolica) che dipende dai batteri naturalmente presenti nel vino che agiscono sull’acido malico trasformandolo in acido lattico. La fermentazione malolattica ci consegna dei vini più morbidi e, alle volte, con sentori riconducibili al burro. Questo accade, tipicamente, con i vini bianchi ottenuti da chardonnay.

In Borgogna le note di burro si trovano spesso, naturalmente accompagnate ad altre, in molte denominazioni: da Chablis a Puligny-Montrachet, da Pouilly-Fuissé a Meursault… A seconda della vigna o del produttore il burro può virare verso aromi di croissants appena sfornati, brioche, burro alle erbe, panna e…mille altre sfumature.

Il burro fresco si può ritrovare anche negli Champagne blanc de blancs.

E tu? In quale vino di recente hai percepito questo sentore?