Vino in Maremma: il nuovo che avanza (seconda puntata)

Eccoci al secondo produttore che ho visitato approfittando di una breve vacanza in Maremma. Se hai perso la prima puntata di questo resoconto la puoi trovare qui di seguito: Valdonica.

Casteani (Gavorrano)

Mario Pelosi, ingegnere e manager di lungo corso, recupera e ristruttura un’area in passato sfruttata da una società mineraria per i giacimenti di lignite e carbone presenti nel sottosuolo. Dal 2002, oltre a creare il wine resort, recupera circa 15 ettari di vigneto e oliveto.
Casteani si presenta in questo modo come una “nuova” realtà vinicola della Maremma ma con una storia agricola che affonda le radici nel XIX secolo. I vitigni messi a dimora sono principalmente sangiovese e vermentino, oltre ad alicante, merlot, syrah e viognier.
Mi presento in azienda senza molto preavviso e ciò nonostante vengo accolto dalla giovane enologa che mi accompagna per una rapida ma appassionata visita.

Molto bella la cantina, su due piani: al piano inferiore la luminosa, spaziosa e pulita zona di vinificazione ed una più raccolta area dedicata all’affinamento. Noto subito accanto a botti e barrique anche qualche anfora di terracotta.

Casteani: cantina di affinamento
Casteani: cantina di affinamento

L’azienda, pur di piccole dimensioni, produce una gamma piuttosto ampia. Di seguito ti riporto i miei assaggi che, come di abitudine, mi ripropongo di approfondire ulteriormente con le bottiglie comprate in loco per una degustazione più attenta.

Vino Spumante Brut “Piccabòn” 2016 – Casteani
Vino spumante charmat ottenuto da uve vermentino, chiamato in toscana anche Piccabòn. Il vino è piacevole e sorprendente: naso molto fine di frutta bianca, agrumi, floreale elegante; la bollicine è sottile e carezzevole. Nel complesso il vino risulta dissetante e ben fatto, giocato sulla semplicità che però non scade mai nel banale.

Maremma Toscana Sangiovese “Spirito Libero” 2015 – Casteani
Spirito Libero è la linea di Casteani prodotta senza solfiti aggiunti. In etichetta sono riportati infatti i solfiti liberi e totali presenti naturalmente nel vino dopo la fermentazione (3 mg/l di anidride solforosa libera e 6 mg/l di totale). Il vino è ottenuto con un metodo brevettato, chiamato Purovino, che si avvale dell’utilizzo dell’ozono.
Il vino che ne risulta è ben fatto, stappato da qualche ora ma decisamente pimpante, tannino ben dosato e sapidità decisa.

Monteregio di Massa Marittima “Sessanta” 2011 – Casteani
Sangiovese ed alicante per questo vino profondo e austero. Il 50% della massa affina 12 mesi in barrique di secondo e terzo passaggio, la restante parte in acciaio. L’affinamento è ultimato da ulteriori 12 mesi in vetro. Il vino risulta fruttato con l’apporto del legno ben calibrato, senza alcuna concessione dolce/amara. La persistenza è molto buona grazie ad un tannino croccante ma fine.

Non sono riuscito invece ad assaggiare, ma ho provveduto ad acquistarne una bottiglia, l’interessante vino ottenuto da affinamento in anfora di terracotta, il Maremma Toscana Syrah “Marujo”…stai sintonizzato su Vinocondiviso, non dimenticherò di parlartene non appena avrò l’occasione di degustarlo!

Vino in Maremma: il nuovo che avanza (prima puntata)

Nella Maremma viticola qualcosa di nuovo e che val la pena seguire con attenzione si muove. Oggi ti parlo della prima di due realtà relativamente recenti che sono andato a visitare approfittando di qualche giorno di vacanza in Toscana. A breve su questi schermi la seconda puntata!

Valdonica (Sassofortino)

Ci troviamo a circa 500 metri di altezza, Valdonica ha tra le vigne più alte della Maremma. Il panorama che si vede da lassù, oltre la piscina dell’annesso resort, è mozzafiato: le vigne di sangiovese e vermentino, la Maremma, il Mediterraneo e, sullo sfondo, l’Isola del Giglio.

Vista sulle vigne, la Maremma, l'Isola del Giglio Valdonica
Vista sulle vigne, la Maremma, l’Isola del Giglio

Martin Kerres è un imprenditore austriaco che molla tutto e si trasferisce qui, rapito dalla bellezza del posto. Ristruttura e lancia il resort, pianta 10 ettari di vigna su suoli vulcanici, nel 2008 mette in commercio le prime bottiglie, dal 2012 ottiene la certificazione biologica.
La storia più recente dice di molti progetti in cantiere e di una vocazione all’export molto forte. Iniziano ad arrivare i primi riconoscimenti, le citazioni nelle guide nostrane, fino ad un clamoroso 98 punti attribuito da Decanter al Vermentino “Ballarino” 2012.

Di seguito qualche impressione sui vini che ho degustato:

Ballarino 2014: è un vermentino vinificato in parte in acciaio ed in parte in barrique. Una parte della massa (circa il 20%) fa macerazione sulle bucce (una settimana). Il vino risulta molto saporito, ben fatto, con profumi di macchia, agrumi, frutta bianca ed una nota minerale e di polvere pirica mai prevaricante. Finale pulito e di ottima sapidità. Vino piuttosto buono, un vermentino di stampo “internazionale” (absit iniuria verbis!).

Arnaio 2015: un vino vinificato in solo acciaio a base sangiovese e ciliegiolo (10%). Al naso bellissimo il floreale rosso, l’arancia, la ciliegia fresca, il rosmarino…molto succoso, beverino, con acidità ben calibrata. Non inganni il tappo a vite che fa pensare ad un vino “da battaglia”, il vino è sì scorrevole ma per nulla banale ed il rapporto qualità-prezzo è decisamente favorevole.

Saragio 2013: 100% sangiovese, lunghe macerazioni, invecchiamento di 18 mesi in barrique, questo vino è piuttosto muscolare, con una certa intensità sia all’olfatto sia al palato. L’ho trovato con un tannino ancora da smussare. Potrà migliorare con l’affinamento. Gli ho preferito il più semplice Arnaio.

L’azienda produce anche un’altra riserva di sangiovese, il Baciòlo, ed una selezione in purezza di ciliegiolo che non ho avuto ancora modo di assaggiare. Insomma, se ti trovi sulla costa toscana non mancare dall’esplorare l’entroterra!

 

Non chiamatemi wine influencer per carità!

Se sei uno dei miei 25 affezionati lettori lo sai già: questo blog fin dal primo post non ha mai avuto l’ambizione di influenzare i consumi o di fare soldi con la pubblicità occulta. La scelta di mantenere il blog anonimo, benché non sia assolutamente complicato risalire al sottoscritto, dipende dal fatto che Vinocondiviso vuole restare a tutti gli effetti un luogo di libero confronto e scambio di opinioni aperto al contributo di tutti.

Purtroppo è sempre più diffusa la pratica del perfetto (autoproclamatosi) influencer di chiedere – persino pretendere! – soldi, bottiglie, favori in cambio di qualche post. Non ci credi? Guarda questo post che ho trovato su Facebook di uno di questi personaggi:

Wine Influencer?
Wine influencer?

Wine influencer? No grazie!

Se però sei un grande appassionato di vino con il piacere della condivisione….scrivimi: vinocondiviso (at) gmail.com. Non ci guadagnerai nulla, se non il piacere di partecipare attivamente al progetto Vinocondiviso! Aspetto il tuo contributo.

Mare e Vitovska: resoconto dell’anteprima a Milano

Anche quest’anno l’AIS Milano ha organizzato l’anteprima della bella manifestazione “Mare e Vitovska” che si terrà a Duino (TS) il 30 giugno e 1 luglio 2017.
Non potevo mancare, vista la bella esperienza dello scorso anno.

Mare e Vitovska: produttori del Carso all'evento AIS Milano
Mare e Vitovska: produttori del Carso all’evento AIS Milano

Per gli approfondimenti sul Carso e la Vitovska ti rimando a quanto scrivevo lo scorso anno. Mi sembra invece più interessante passare in rassegna i numerosi vini assaggiati alla presenza dei produttori italiani e sloveni.

Carso: i vini in degustazione
Carso: i vini in degustazione

La degustazione

Vitovska 2015 – Grgic
Vino ottenuto da macerazione a freddo e affinamento in acciaio. Al naso non così espressivo ma si riconoscono aromi di mela, erbe aromatiche, fiori bianchi, albicocca acerba. Il vino in bocca non è così articolato come era lecito aspettarsi, un po’ bloccato con solo la sapidità a contrastare un alcol che in chiusura alza un po’ la testa lasciando l’impressione di un vino non del tutto equilibrato.

Non mi ha convinto pienamente.

Vitovska “Majnik” 2016 – Bajta
Vinificato in bianco con piccola parte della massa che affina in legno. Naso molto complesso: fiori gialli, albicocca, fiori di campo, mandarino, clorofilla, leggero tocco di erbe aromatiche…Ingresso in bocca agrumato, l’acidità sostiene la progressione che è piuttosto articolata e lascia la bocca saporita. Leggera tannicità a dare spessore. La chiusura è sapida e di ottima lunghezza.

Vino molto buono, da bere e ribere!

Vitovska “LuNe” 2015 – Milic
Azienda che coltiva la terra (non solo la vite) dal 1489. Il vino in degustazione, ottenuto da una macerazione di 28 giorni e da affinamento complessivo di 2 anni in legno, è giallo topazio trasparente con riflessi di buccia di cipolla. L’olfatto è fine: uva spina, erbe aromatiche, pesca gialla, polline, ginepro…il tutto circondato dall’odore salmastro del mare. Bocca equilibrata, senza strappi, delicata come non ti aspetteresti da un orange wine. Sapidità in retrolfatto e chiusura balsamica di media lunghezza.

Intrigante.

Vitovska 2016 – Zahar

Vino ottenuto da una classica vinificazione in bianco in solo acciaio. Naso semplice ma interessante di frutta non troppo matura (albicocca, pesca) e menta. Bocca abbastanza ampia con alcol contrastato da una bella sapidità marina. Chiusura appena brusca.

Semplice ma vero.

Malvazija 2015 – Tauzher
Siamo in Slovenia e l’azienda alleva, su pochi centimetri di terra rossa e pietra, appena 2 ettari di vigna. Il vino è ottenuto da una macerazione di 5 giorni e si presenta in veste giallo oro con un naso molto accattivante di frutta dolce (pesca, uva spina, albicocca), fiori (gelsomino), erbe aromatiche e un bel tocco minerale. Bocca molto sapida, intensa, leggermente tannica che si sviluppa con grande dinamicità e chiude lunga su ritorni di frutta e sale.

Vino di fascino e “naturalezza”.

Vitovska 2015 – Stemberger
Siamo ancora nel Carso sloveno. Stemberger possiede la più vecchia vigna di refosco del Carso (250 anni) e si estende su 12 ettari. Il vino in degustazione fa 5 giorni di macerazione sulle bucce, un anno e mezzo di tonneaux e, in questa annata, è stato raccolto molto tardi (ottobre). Il naso è giocato sulle erbe aromatiche (rosmarino, salvia, basilico), fiori e albicocca. La bocca è ampia, voluminosa, con un deficit di freschezza e piuttosto rapida nello sviluppo. La chiusura risulta calda.

Da rivedere.

Vitovska 2015 – Čotar
Vino ottenuto con una macerazione sulle bucce di 5 giorni in tini aperti e senza alcun controllo delle temperature. Affinamento poi di un anno e mezzo in botte. Veste tra il topazio e la buccia di cipolla, il naso è speziato (incenso), di erbe aromatiche, floreale (ginestra), roccia, frutta secca e albicocca disidratata. Sorso molto convincente: delicato, equilibrato ma con grande energia. Il tannino dà grip e la chiusura è sapida e di grande persistenza.

Tra le migliori Vitovska del Carso sloveno.

Vitovska Collection 2009 – Zidarich
Beh con questo vino ho avuto il colpo del KO. Zidarich produce da 8 ettari 28.000 bottiglie. Il vino in degustazione esce solo nelle migliori annate a cinque anni dalla vendemmia (4 anni di affinamento in botte grande e 1 in bottiglia). Il colore è ambrato trasparente ed il naso è difficilmente descrivibile per quanto complesso ed “intrecciato”: fiori blu, incenso, frutta gialla (albicocca fresca, pesca), erbe aromatiche, pino, caffè verde, spezie…Lo sviluppo in bocca è “ellittico”: ampiezza e profondità dialogano con dinamicità, leggiadria e autorevolezza. E’ un vino che si impone senza sforzo, ti rapisce con grazia e senza voler strafare, come un fuoriclasse il cui talento è talmente cristallino che non ha bisogno di mostrarlo platealmente.

Tra le migliori Vitovska mai assaggiate.

Ograde 2014 – Skerk
Vino ottenuto dalla macerazione di vitovska, malvasia, sauvignon e pinot grigio. Il colore è quasi rosato, profumatissimo di fragoline, viola, rose, uva spina, spezie. Vino femminile, delicato in bocca, con acidità possente e chiusura elegante.

Dal Carso con grazia.

Malvasia 2003 – Renčel

Torniamo in Slovenia per questa malvasia passita color ambra con riflessi aranciati. Naso di scorza di arancia, uva passa, spezie (curcuma), noce, caramella al rabarbaro, miele di castagno, ginepro. Bocca dal residuo zuccherino molto alto ma per nulla seduta con un’ottima dinamica ravvivata da un tocco di tannino e da una sostenuta sapidità in chiusura.

Dolcemente elegante.

Ronco Severo: Colli Orientali del Friuli in veste orange

Ronco Severo si trova a Prepotto (UD) nel cuore dei Colli Orientali del Friuli. Era da tempo che avrei voluto incontrare questo produttore … mi affascinava questo alfiere dei vini macerati, i cosiddetti orange wine, che non si trovava né nel Collio né nel Carso, dova la pratica della macerazione sulle bucce per i vini bianchi è senz’altro più diffusa.

Ronco Severo
Ronco Severo

Ma chi è Stefano Novello e la sua Ronco Severo? Chi è questo alieno dei Colli Orientali del Friuli? “Prima ero quello che produceva tisane e non vini, ora pare che faccia vino buono” si schermisce il produttore.

Stefano Novello fa studi di enologia e dopo varie esperienze all’Estero torna in azienda ad aiutare il padre. Gli affari andavano bene ma lui sente il bisogno di cambiare qualcosa, di dare all’azienda un’impronta diversa abbracciando il biologico e i vini cosiddetti naturali. La scelta delle macerazioni in rosso anche per i vini bianchi è stata una naturale conseguenza: “Con tutta la fatica e l’amore che dedico alle mie uve che senso avrebbe avuto buttarne via le bucce, ricche di precursori aromatici e lieviti, dopo poche ore di macerazione?”.

Da allora, siamo nel ’99, le macerazioni sono prolungate anche per i vini bianchi ed avvengono in tini troncoconici di rovere.

Stefano Novello - Ronco Severo
Stefano Novello – Ronco Severo

All’inizio non è per nulla facile: la famiglia ed i clienti non capiscono il cambio di rotta ma Stefano Novello non si arrende. E’ di quegli anni la bellissima etichetta che rappresenta la voglia del produttore di mettersi in gioco, di guardare in avanti anche correndo qualche rischio, con la curiosità e la spavalderia di un bambino che sale su una sedia alla ricerca di un nuovo e precario punto di equilibrio…

Ho avuto modo di assaggiare molti vini di Ronco Severo e di seguito ti riporto le mie impressioni. Naturalmente per una valutazione più approfondita ti do appuntamento qui su Vinocondiviso tra qualche tempo, quando avrò degustato con calma i vini che ho acquistato in azienda!

Venezia Giulia IGT Pinot Grigio 2015: colore arancio acceso e luminoso, al naso molto bello di rose e fragoline di bosco, grandissima bevibilità per un sorso fine, elegante, succoso e sapido. Non lunghissima la persistenza ma questo pinot grigio è perfettamente equilibrato con un alcol ben sotto controllo anche grazie ad una piacevole nota tannica. Delizioso.

Delle Venezie IGT Ribolla Gialla 2014: colore dorato carico, la macerazione si vede e si sente: al naso netta la mineralità ed un tocco di anice, poi mandorla, nespola, erbe aromatiche appena accennate. La bocca succosa e sapida, molto ricca ma di buona profondità. Giovanissimo.

Friuli Colli Orientali Friulano Riserva 2014: da un vigneto del 1972 di tocai, in questa annata l’uva è stata colpita da botrytis cinerea e per questo motivo non ha fatto la classica macerazione in rosso. Al naso apre con un intrigante tocco affumicato, poi frutta gialla, scorza di agrumi, bocca molto completa, sferica e sapidissima. Convincente.

Friulano Riserva 2015 (atto a diventare, campione da botte): questo friulano fa invece ben due mesi di macerazione sulle bucce. Al naso mandorla dolce, fiori bianchi, pera, bocca piuttosto alcolica ma equilibrata e sapida. Promette bene.

Tocai Friulano 2004 - Ronco Severo
Tocai Friulano 2004 – Ronco Severo

Colli Orientali del Friuli Tocai Friulano 2004: colore orange dovuto sia all’evoluzione in bottiglia sia alla macerazione (sebbene non lunghissima in questa annata). Al naso erbe aromatiche, albicocca, spezie, con bocca severa acida e tannica, saporitissima e profonda. Sorprendente. 

Venezia Giulia IGT Severo Bianco 2010: un blend da friulano, chardonnay e picolit. Olfatto che si esprime sulla frutta matura di una certa dolcezza. Il vino più ampio e morbido tra quelli assaggiati.

Friuli Colli Orientali Schioppettino di Prepotto 2013: bellissimo naso di pepe verde e frutta a bacca nera, poi asfalto e spezie. La dinamica gustativa dettata da un tannino croccante e saporito corroborato da un’acidità molto pronunciata. Durerà in eterno. Molto molto buono!

Friuli Colli Orientali Merlot Riserva Artiûl 2013: sei mesi di fermentazione in legno grande e 3 anni di barrique per questo merlot in purezza piuttosto ambizioso: prugna, spezie, cioccolato, mirtillo, pepe, vegetale appena accennato…ha tutto per diventare un grande merlot friulano. Va solo aspettato per smaltire un tocco boisé appena invadente. Vino gustoso e di ottima beva ma anche lungo e potente. Da attendere con fiducia.

 

Loreto Aprutino ha un nuovo punto fermo: De Fermo

C’è un nuovo grande produttore in quel terroir straordinario di Loreto Aprutino. Non bastavano Valentini e Torre dei Beati agli appassionati dei vitigni abruzzesi evidentemente!

Approfittando delle vacanze pasquali ho avuto l’occasione di visitare l’azienda agricola De Fermo che si dedica all’agricoltura, e non solo alla viticoltura, da 1785. Ma, in Contrada Cordano, frazione di Loreto Aprutino dove si trova l’azienda, l’olivicoltura e la viticoltura sono documentante addirittura dal IX secolo.

De Fermo: vigne
De Fermo: vigne

La vigna è tutta a spalliera e occupa poco meno di 17 ettari ad un’altitudine di 280-320 metri slm.

Mi ha accolto in azienda Stefano Papetti Ceroni che, con la moglie Eloisa, conduce brillantemente l’azienda che solo in tempi recenti (dall’annata 2010) ha deciso di imbottigliare i propri vini.

La filosofia De Fermo si basa sull’ascolto dell’ecosistema in cui è  immersa, la scelta biologica e biodinamica è stata quindi naturale ma non ostentata né, tanto meno, riportata in etichetta. La cantina si muove di conseguenza: fermentazioni spontanee e lieviti autoctoni, nessun controllo delle temperature, banditi batteri o enzimi. Nessuna chiarifica, stabilizzazione o filtrazione. In azienda non c’è nessun contenitore di affinamento in acciaio, solo cemento e legno (botti e tonneaux).

Circa 40.000 le bottiglie prodotte da uve montepulciano, pecorino e chardonnay (clone presente in azienda da inizio ‘900).

Ho assaggiato da botte il Cerasuolo d’Abruzzo “Le Cince” 2016 fresco e delicato, profumatissimo di fragoline e rose, di grande eleganza e sapidità in bocca. Vino da merenda o da tavola gourmet, versatile e beverino ma assolutamente da prendere sul serio. Un rosè senza alcun complesso di inferiorità. Il vino è ottenuto – naturalmente – da montepulciano e fermenta in legno e cemento affinando 8-10 mesi in botti grandi.

Secondo assaggio, sempre pre-imbottigliamento, con il Montepulciano d’Abruzzo “Concrete” 2016. Un montepulciano che, a partire dalla rapida fermentazione a grappoli interi (a la maniera di quanto si fa a Morgon e dintorni) vuole essere più agile ed immediato del classico montepulciano dalle “spalle larghe” (che pure è in gamma, si chiama Prologo): il tentativo riesce, il Concrete – così chiamato perché fermenta e affina solo in cemento – è un montepulciano floreale e fruttato senza eccessi tannici né note di surmaturazione.

Rimani in contatto…ho preso qualche bottiglia da degustare e di cui relazionerò a breve su questi schermi!

L’era della post-verità è arrivata anche nel mondo del vino (sigh!)

Post-verità, post-truth in inglese, è un’espressione molto di moda in tempi recenti. Il suo utilizzo massiccio è stato riscontrato, prima in ambienti accademico/giornalistici e poi anche nel linguaggio comune, in particolare dopo la Brexit e in seguito all’elezione a Presidente degli Stati Uniti di Trump.

Post-truth o post verità anche nel vino
Post-truth o post verità anche nel vino

Peraltro, la parola ha avuto talmente successo da diventare parola dell’anno 2016 per Oxford Dictionaries.

Ma che cos’è la post-truth? Con post-verità, forse sarebbe meglio tradurre con pseudo-verità, ci si riferisce a concetti e affermazioni non vere, anche se spesso “verosimili”, che ottengono ascolto e spostano l’opinione pubblica in quanto parlano più all’emotività e alla pancia delle persone che alla loro razionalità.

E nulla cambia se queste affermazioni vengono poi smentite e facilmente dimostrate come “bufale”.

Qualche esempio?

Determinante per la Brexit è stata una notizia, falsa e facilmente falsificabile, sui soldi spesi dalla Gran Bretagna per l’Unione Europea; l’elezione di Trump si è giovata di molte bugie, la più eclatante quella relativa al certificato (e al luogo) di nascita di Obama, andando indietro nel tempo potrei citare le famose armi di distruzione di massa mai trovate oppure, restando a casa nostra, la notizia che l’Accademia della Crusca avesse accettato ed inserito nel dizionario (?) la parola #petaloso (in realtà bastava andare alla fonte e rendersi conto che l’Accademia aveva semplicemente dato un parere accondiscendente ad un piccolo alunno di una scuola che aveva commesso un simpatico errore).

Il web ed i social network alimentano queste bufale, spesso con l’inconsapevole complicità di pigri giornalisti, anche di testate importanti, che le riprendono e le diffondono on line senza ulteriori verifiche. Come la recente scoperta, ovviamente falsa, di un tunnel sottomarino scavato dai Romani che avrebbe collegato la Calabria alla Sicilia! :-0

Tutto questo mi è tornato in mente quando, dopo essere stato inondato di condivisioni e messaggi sul mio prossimo lavoro dei sogni, ho capito che anche il mondo del vino non è immune alla post-verità.

Che cosa hanno fatto quei buontemponi di wineowine per pubblicizzare il loro e-commerce di vino? Hanno pubblicato un annuncio di lavoro letteralmente in-credibile ripreso da numerosissimi media nazionali (qui sotto quanto scriveva Radio Deejay sul suo sito).

Radio Dee Jay e il lavoro dei sogni
Radio Dee Jay e il lavoro dei sogni (credits)

La notizia che mi è arrivata e che ha fatto il giro d’Italia in poche ore era la seguente: un’azienda cerca qualcuno per assaggiare vini in giro per l’Italia e non trova candidati! Nonostante tra i benefits siano previsti:

  • Palestra
  • Massaggiatore (una volta la settimana)
  • Vitto e alloggio
  • Spese di trasferta
  • Possibilità di avere un’accompagnatore per le trasferte

Una notizia così succulenta poteva passare inosservata al mondo dei media?

Una cosa è certa, l’agenzia di comunicazione di wineowine ha creato una pubblicità virale (e a basso costo) che cavalca in pieno l’era della post-verità.

Qualche dubbio deontologico io ce l’ho, soprattutto pensando alla disoccupazione giovanile che c’è in Italia…