Ruchè “Caresana” 2015 – Pierfrancesco Gatto

Le origini del Ruchè, tra i meno noti vitigni a bacca nera piemontesi, sono avvolte nel mistero. Non se ne conosce il percorso che lo ha portato a Castagnole Monferrato e dintorni e, soprattutto, si è accertato che non assomiglia ad alcun altro vitigno italico. L’assetto genetico del Ruchè ne certifica la singolarità avvicinandolo semmai al nobile pinot noir.

Molto affascinante anche la storia del vitigno, salvato da scomparsa certa da un parroco, Don Giacomo Cauda. Il parroco arrivò a Castagnole Monferrato alla fine degli anni ’70 e si trovò in dote 10 filari di Ruchè. Se ne innamorò e contribuì in maniera decisiva a rilanciarne la produzione effettuando nuovi impianti e coinvolgendo altri produttori. In quegli anni Pierfrancesco Gatto, il produttore di cui ti parlo oggi, faceva il chierichetto di Don Cauda. Ed oggi, con la sua Azienda Agricola Gatto, raccoglie degnamente il testimone di Don Cauda.

Ruchè di Castagnole Monferrato "Caresana" 2015 - Pierfrancesco Gatto
Ruchè di Castagnole Monferrato “Caresana” 2015 – Pierfrancesco Gatto

Ruchè di Castagnole Monferrato “Caresana” 2015 – Pierfrancesco Gatto

Il vino ha un rosso rubino con riflessi porpora. L’olfatto è molto intrigante e di personalità: roselline, lavanda e fragole di bosco.

In bocca il vino entra caldo e asciutto. La vigoria alcolica (15%) si sente ma il sorso non è per nulla molle. L’acidità è presente e accompagna il vino in un finale sapido e piacevolmente amaricante.

Il retrolfatto è di bastoncino di liquirizia e la persistenza è più che discreta.

84

Annunci

Chinon e biodinamica: Béatrice et Pascal Lambert

Quest’estate sono passato a Chinon e, tra gli altri, ho visitato il domaine Béatrice et Pascal Lambert. I Lambert vinificano dal 1987 e praticano l’agricoltura biologica da 20 anni. Dal 2005 sposano anche la filosofia biodinamica.

Il domaine possiede 17 ettari a Cravant les Coteaux e a Chinon. Molto interessante la loro gamma di vini rossi e rosati ottenuti da cabernet franc e di vini bianchi da chenin blanc. Sono rimasto colpito in particolare dagli Chinon rouge della linea “cuvées parcellaires”, vins de garde di ottima fattura e soprattutto caratterizzati da grande vivacità e mobilità nel bicchiere.

Oggi ti parlo di uno di questi vini, bevuto con calma dopo averlo comprato presso il produttore (21 € franco cantina).

Chinon Cuveé Marie 2013 - Béatrice et Pascal Lambert
Chinon Cuveé Marie 2013 – Béatrice et Pascal Lambert

Chinon Cuveé Marie 2013 – Béatrice et Pascal Lambert

Rosso rubino chiaro, leggermente velato. Il naso è pulitissimo e fin da subito molto mobile: dapprima lamponi maturi, poi fiori rossi appassiti, un tocco non prevaricante di erba tagliata, e poi ancora rosa canina, timo, geranio, pepe verde e, infine, un tocco affumicato.
La bocca è succosa e fresca, innervata da una saporita scia vegetale. Tannino ed alcol sono in perfetto equilibrio, entrambi misurati e fini.
La chiusura, lunga ed elegante, è speziata e sapida.

Plus: vino molto mobile, dotato di grande agilità e freschezza senza eccessi verdi nè durezze.

Minus: manca un po’ di polpa a dare “spessore” al sorso.

86

Il vino è ottenuto da vigne vecchie (75-85 anni) lavorate con il cavallo. Il vino affina in barrique 24 mesi.

Un riesling della Mosella…molto sexy!

Riesling Sexy
Credits: GreatGlam

Oggi ti parlo di un riesling della Mosella molto interessante, un vino capace di intrigare con immediatezza il degustatore poco avvezzo ai vini tedeschi ma che lascerà sorpreso anche il più smaliziato nerd del riesling.

In una parola potrei dire che è un riesling sexy! 🙂

Thörnicher Ritsch Alte Reben Riesling Spätlese 2015 – Weingut Lorenz

L’azienda Lorenz possiede 8,5 ettari nel cuore della Mosella. Il vino nel calice si presenta di un colore giallo paglierino con riflessi verde oro.

Al naso è decisamente complesso: pesca, salvia, rosa, buccia di limone, pompelmo….il tutto accompagnato da un soave tocco di frutta tropicale (frutto della passione).

Thörnicher Ritsch Alte Reben Riesling Spätlese 2015 - Weingut Lorenz
Thörnicher Ritsch Alte Reben Riesling Spätlese 2015 – Weingut Lorenz

La bocca è, in ingresso, solleticata da leggera carbonica a ricordare l’estrema gioventù del vino; il primo assaggio è delicato e gustoso, morbido senza eccessi zuccherosi: la dolcezza della frutta esotica e l’acidità degli agrumi sono in costante dialogo e mirabile equilibrio. Al secondo sorso il vino appare snello, per nulla stucchevole, l’acidità lavora bene nel pulire la bocca e preparare un nuovo assaggio.

La beva ne risulta compulsiva, soprattutto grazie ad una chiusura saporitissima e succosa tutta sui ritorni di agrumi e sale.

90

Intervista: il vino delle origini. Rinvenuti in Sicilia residui del vino più antico del mondo!

Di recente alcuni articoli di stampa, anche internazionale, hanno ripreso la notizia secondo la quale sono stati rinvenuti i resti del vino più antico del mondo: il ritrovamento è stato fatto a Sciacca, in provincia di Agrigento, e il vino risalirebbe addirittura a 6.000 anni fa. La ricerca è stata pubblicata dall’autorevole Microchemical Journal.

Dioniso
Dioniso

Per approfondire meglio questa notizia ho contattato Enrico Greco dell’Università di Catania, uno dei ricercatori del team internazionale coordinato dall’archeologo Davide Tanasi dell’Università della Florida Meridionale, a cui hanno preso parte anche il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), l’Università di Catania e gli esperti della Soprintendenza ai Beni Culturali di Agrigento.

Enrico per prima cosa voglio ringraziarti, a nome dei tanti appassionati di vino, della tua disponibilità a rispondere a qualche domanda e a chiarire la portata della vostra scoperta. Innanzitutto ci racconti come era composto il team di ricerca e quali obiettivi aveva?

Il lavoro è stato frutto di una collaborazione internazionale tra diversi enti italiani come la Soprintendenza ai Beni Culturali di Agrigento, l’Università di Catania e il CNR-IMC di Roma. Inizialmente ci eravamo prefissi come obiettivo lo studio dei residui organici presenti su numerosi campioni provenienti da Sant’Ippolito (Caltagirone) e da Monte Kronio (Agrigento), focalizzandoci principalmente sugli acidi grassi per rilevare
l’eventuale presenza di carne animale o oli vegetali.
In ogni caso questo sarebbe stato il primo studio di questo genere su reperti di origine siciliana.

Studi di questo tipo erano già stati effettuati in altre parti del mondo? Con quali risultati?

L’analisi di residui organici provenienti da ceramiche archeologiche è ormai diventata una prassi da circa vent’anni. In particolare, riguardo al vino, i reperti italiani più antichi erano stati trovati in Sardegna e risalivano al Bronzo Medio (1500-1100 a.C.) e quelli più antichi al mondo sono circa coevi ai nostri (IV millennio a.C.) e sono stati trovati in Armenia, anche se gli autori non sono sicuri che provengano da uve o da melograno (o da entrambi).

Ci racconti ora, semplificando per quanto possibile, la metodologia che avete eseguito e – soprattutto – i risultati che avete raggiunto?

In diverse parti del mondo sono state condotte analisi di residui per stabilirne l’iniziale composizione anche attraverso l’identificazione di specifici marker chimici. Nel nostro caso ci stavamo concentrando sull’identificazione di acidi grassi e volevamo sviluppare un nuovo protocollo analitico per l’identificazione di queste molecole. Inizialmente le analisi non ci hanno dato dei risultati univoci e quindi abbiamo integrato altre tecniche analitiche per raccogliere dati da punti di vista differenti. A quel punto abbiamo trovato del tartrato di sodio in quantità analiticamente rilevanti che abbiamo usato come marker per la rilevazione della presenza di vino.

Non c’è il rischio che i residui da voi rinvenuti derivino da qualcosa di diverso dal vino? Ad esempio da uve dimenticate in fondo ad una giara e che spontaneamente hanno fermentato?

Abbiamo escluso questa possibilità poiché sia attraverso un esame visivo, sia attraverso l’uso di microscopia ottica ed elettronica, non sono stati rinvenuti né semi né bucce. I semi in particolare si conservano per migliaia di anni e sarebbero stati rilevati facilmente. Il fermentato quindi era stato già separato dalla sua componente solida e riposto nel suo contenitore.

Quali i vostri futuri obiettivi in quest’ambito di ricerca? Ritieni realistico riuscire a risalire alla tipologia di vitigno da cui si ricavò quel vino?

Stiamo valutando se integrare lo studio con ulteriori analisi che ci permettano di dare conferma ad alcune ipotesi che al momento non possiamo divulgare. È molto improbabile però che potremo essere in grado di stabilirne la varietà poiché sicuramente non si trattava di un vitigno selezionato come quelli che conosciamo
al giorno d’oggi e perché a distanza di millenni la maggior parte delle molecole che potrebbero (e sottolineo il condizionale) darci delle informazioni in merito è già degradata. Anche eventuali analisi del DNA sono da escludere vista l’assenza di semi.

Mi raccomando, tienici informati su eventuali sviluppi futuri!
Per chiudere vorrei chiederti che rapporto hai con il vino e se questa ricerca ti ha in qualche modo avvicinato ancor di più a questa “bevanda” così speciale per la nostra Storia.

Personalmente sono molto affezionato ai vini della mia regione e in particolare a quelli etnei, area dove risiedo. Da bambino ero sempre molto contento quando arrivava la vendemmia poiché era anche un momento in cui tutta la famiglia si riuniva. Spero vivamente che questa ricerca possa anche dare un ulteriore slancio all’economia del vino siciliano e alla sua fama nel mondo.

I vini dell’isola che c’è (per fortuna)!

La settimana di Ferragosto a Milano può essere deprimente…ma per fortuna c’è un’isola che mi ha accolto. Ti sto parlando naturalmente di Cantine Isola, la nota enoteca di Milano, che è rimasta aperta in agosto e dove mi sono potuto “dissetare”.

Come sempre quando mi capita di andarci ne approfitto per bere un bicchiere di una zona o produttore meno conosciuti ed un calice di qualcosa di più aderente e confortante per il mio gusto. Insomma cerco di far convivere il piacere della scoperta (ricco però di insidie e delusioni) con l’edonismo del bicchiere che sai già che ti dovrebbe piacere!

Alsace Pinot Gris Cuvée Justin 2015 – Maurice Schoech

Alsace Pinot Gris Cuvée Justin 2015 - Maurice Schoech
Alsace Pinot Gris Cuvée Justin 2015 – Maurice Schoech

Domaine Schoech è un produttore bio alsaziano sito in Ammerschwihr, poco a nord di Colmar. Il vino in questione è un pinot gris proveniente da una parcella del lieu-dit Sonnenberg.

L’uva ben matura viene fatta fermentare in barrique dove vi affina 9 mesi.

Il vino che ne risulta è giallo paglierino con riflessi dorati, un olfatto piuttosto articolato di pesca gialla, rose fresche, scorza di agrumi, cardamomo. L’ingresso in bocca è ampio, di gran volume, con una grassezza piuttosto pronunciata. La dinamica segue comunque uno sviluppo ben articolato, il sorso si distende ed approfondisce grazie ad un’acidità presente che si percepisce però solo in chiusura di bocca dove trova il supporto di una sapidità ben presente che dà sapore e vivacità. La persistenza è notevole in chiusura anche se veicolata da un’alcol che pizzica un po’ in fin di bocca.

84/100

Trebbiano d’Abruzzo 2011 – Valentini

Valentini 2011Colpevolmente non avevo ancora mai bevuto questo millesimo. L’annata 2011 uscì prima della 2010 che abbisognava ancora di affinamento. Delle annate recenti ho bevuto più volte le straordinarie 2010 e 2013 convincendomi – anche leggendo altri pareri più o meno autorevoli – che la 2011 fosse in qualche modo “dimenticabile”. Ed invece…grande sorpresa: sarà che il tempo è galantuomo, sarà che ho un debole per il Trebbiano del Maestro, ma a me questo vino ha emozionato.

Il colore è quello in foto, il naso è unico e ben riconoscibile: fieno, cereali, caffè verde, paté di fegato, scorza di limone, fiori di campo… La bocca è quella di un grandissimo vino che va però ascoltato con attenzione, il sorso si propone sussurrato senza alcun bisogno di mostrare muscoli o effetti speciali: sottile in ingresso, ficcante, acquisisce “peso” e volume solo nella progressione…il corpo complessivo non è in realtà così esile come l’ingresso in bocca suggeriva, l’acidità è integrata in filigrana al vino senza essere sferzante ma il suo lavoro lo fa benissimo innescando un allungo profondissimo. Il retrolfatto è agrumato e costellato da spezie in formazione, per un vino che durerà a lungo. La persistenza è prodigiosa e salatissima.

92

Aubert de Villaine a ruota libera tra biodinamica, difesa del terroir e prezzi nell’intervista su Le Figaro

Il post in oggetto è un consiglio di lettura, non sono così frequenti le interviste di Aubert de Villaine del Domaine de la Romanée-Conti.

Aubert de Villaine
Aubert de Villaine – credits: Le Figaro Vin

Di seguito estrapolo solo un paio di passaggi dall’articolo che ti consiglio ovviamente di leggere per intero: intervista Aubert de Villaine Le Figaro

 

Exprimer le terroir passe, bien entendu, par le respect des sols. Nous savons peu de chose quant à son mode de fonctionnement. Il héberge de très nombreux micro-organismes, de la surface jusqu’à la roche mère. Pour le nourrir sans le dénaturer, il faut, par exemple, trouver le bon compost : il ne s’agit pas d’enrichir les sols, mais de leur apporter de la vie biologique. De même, nous avons beaucoup réfléchi sur nos méthodes de travail dans la vigne, sur les labours… C’est ensuite assez naturellement que nous sommes passés à la biodynamie. Nous avons débuté, à la fin des années 1990, des expérimentations sur 6 hectares. Puis nous avons converti l’intégralité du domaine en biodynamie en 2006. Comme il était compliqué de mener de front la bio et la biodynamie, il a fallu faire un choix.

(credits: intervista Aubert de Villaine Le Figaro)

e ancora:

Regardez la vente du Domaine Bonneau du Martray. Même si le prix de vente n’a pas été divulgué, les chiffres qui circulent (entre 100 et 200 millions d’euros) sont absolument affolants, et sans aucun lien avec l’économie. Ces niveaux de transaction mettent en danger l’équilibre de la Bourgogne et l’avenir des domaines familiaux. S’ils sont retenus comme références par l’administration fiscale pour l’ISF ou les transmissions, cela conduira à la vente des domaines familiaux au profit de grands groupes ou de riches industriels. L’Etat doit ici assumer ses responsabilités. Il faut absolument que le fisc admette de prendre en compte des valeurs basées non sur le prix, mais sur la rentabilité économique.

(credits: intervista Aubert de Villaine Le Figaro)

DaZero, la pizza con il terroir dentro

Milano continua a sfornare (è proprio il caso di dirlo!) pizzerie di alta qualità ad un ritmo impressionante. E la città risponde alla grande: le pizzeria di livello sono sempre piene, in barba alla moda delle diete low carb e alla prova costume…

Con grande curiosità sono dunque andato a provare la pizzeria Da Zero, aperta da poche settimane anche a Milano (le altre due sedi sono a Vallo della Lucania e ad Agropoli).

Da Zero si presenta subito con una connotazione fortemente terroirista: pizzeria non napoletana, non campana ma…cilentana. La filosofia della pizzeria è quella del connubio molto stretto tra produttori – selezionati e provenienti in molti casi dal Cilento – e consumatori. Ecco quindi che alla farina dell’ottimo ma onnipresente Mulino Caputo si affiancano i grani dell’azienda cilentana Cobellis, e poi l’olio EVO DOP del Cilento, la mozzarella del caseificio Starze, il cacioricotta di capra cilentana, la soppressata, le alici di Menaica, le olive salella ammaccate

Ma tutto questo lavoro sulla filiera che cosa produce nel piatto? Di seguito la risposta:

Pizza fritta cilentana

Qui la pizza fritta è solo cilentana, ovvero con un abbondante e saporito sugo al basilico con il cacioricotta di capra cilentana (presidio slow food).

Ottimo inizio, per un fritto goloso e asciutto, per nulla pesante.

Per il bere si può scegliere tra birra artigianale del Cilento (ovviamente!) e qualche vino selezionato con originalità. Ho optato per un vino spumante dell’Azienda Agricola Casebianche, anch’essa della provincia di Salerno.

Vino Spumante “La Matta” 2016 – Casebianche

Sorprendente questo vino di cui avevo sentito parlare ma che non avevo ancora assaggiato: ottenuto da uve fiano e con rifermentazione in bottiglia senza sboccatura, un colfondo potremmo dire. Vino che non concede nulla alla dolcezza (è un dosaggio zero) ma anzi è tutto giocato sull’acidità e la bevibilità (complice anche il basso tenore alcolico). Decisamente fine il perlage, sottile e delicato ma persistente. Il sorso è di gran sapore e sapidità.

Vino molto piacevole e adattissimo ad una calda serata milanese!

Pizza Margherita (pomodoro San Marzano DOP “Gusto Rosso”, fior di latte di Agerola caseificio “Zi Monaco”, basilico)

Pizza Margherita
Pizza Margherita

Senza dubbio una delle migliori pizza Margherita di Milano. L’impasto è elastico e morbido, il cornicione pronunciato ma senza esagerazioni, la cottura perfetta, gli ingredienti perfettamente equilibrati e senza alcun eccesso sapido.

Digeribilità massima nonostante mi sia fatto prendere da una certa voracità! 🙂

Una pizza da 10 e lode, altro che Da Zero!