DaZero, la pizza con il terroir dentro

Milano continua a sfornare (è proprio il caso di dirlo!) pizzerie di alta qualità ad un ritmo impressionante. E la città risponde alla grande: le pizzeria di livello sono sempre piene, in barba alla moda delle diete low carb e alla prova costume…

Con grande curiosità sono dunque andato a provare la pizzeria Da Zero, aperta da poche settimane anche a Milano (le altre due sedi sono a Vallo della Lucania e ad Agropoli).

Da Zero si presenta subito con una connotazione fortemente terroirista: pizzeria non napoletana, non campana ma…cilentana. La filosofia della pizzeria è quella del connubio molto stretto tra produttori – selezionati e provenienti in molti casi dal Cilento – e consumatori. Ecco quindi che alla farina dell’ottimo ma onnipresente Mulino Caputo si affiancano i grani dell’azienda cilentana Cobellis, e poi l’olio EVO DOP del Cilento, la mozzarella del caseificio Starze, il cacioricotta di capra cilentana, la soppressata, le alici di Menaica, le olive salella ammaccate

Ma tutto questo lavoro sulla filiera che cosa produce nel piatto? Di seguito la risposta:

Pizza fritta cilentana

Qui la pizza fritta è solo cilentana, ovvero con un abbondante e saporito sugo al basilico con il cacioricotta di capra cilentana (presidio slow food).

Ottimo inizio, per un fritto goloso e asciutto, per nulla pesante.

Per il bere si può scegliere tra birra artigianale del Cilento (ovviamente!) e qualche vino selezionato con originalità. Ho optato per un vino spumante dell’Azienda Agricola Casebianche, anch’essa della provincia di Salerno.

Vino Spumante “La Matta” 2016 – Casebianche

Sorprendente questo vino di cui avevo sentito parlare ma che non avevo ancora assaggiato: ottenuto da uve fiano e con rifermentazione in bottiglia senza sboccatura, un colfondo potremmo dire. Vino che non concede nulla alla dolcezza (è un dosaggio zero) ma anzi è tutto giocato sull’acidità e la bevibilità (complice anche il basso tenore alcolico). Decisamente fine il perlage, sottile e delicato ma persistente. Il sorso è di gran sapore e sapidità.

Vino molto piacevole e adattissimo ad una calda serata milanese!

Pizza Margherita (pomodoro San Marzano DOP “Gusto Rosso”, fior di latte di Agerola caseificio “Zi Monaco”, basilico)

Pizza Margherita
Pizza Margherita

Senza dubbio una delle migliori pizza Margherita di Milano. L’impasto è elastico e morbido, il cornicione pronunciato ma senza esagerazioni, la cottura perfetta, gli ingredienti perfettamente equilibrati e senza alcun eccesso sapido.

Digeribilità massima nonostante mi sia fatto prendere da una certa voracità! 🙂

Una pizza da 10 e lode, altro che Da Zero!

Vino in Maremma: il nuovo che avanza (seconda puntata)

Eccoci al secondo produttore che ho visitato approfittando di una breve vacanza in Maremma. Se hai perso la prima puntata di questo resoconto la puoi trovare qui di seguito: Valdonica.

Casteani (Gavorrano)

Mario Pelosi, ingegnere e manager di lungo corso, recupera e ristruttura un’area in passato sfruttata da una società mineraria per i giacimenti di lignite e carbone presenti nel sottosuolo. Dal 2002, oltre a creare il wine resort, recupera circa 15 ettari di vigneto e oliveto.
Casteani si presenta in questo modo come una “nuova” realtà vinicola della Maremma ma con una storia agricola che affonda le radici nel XIX secolo. I vitigni messi a dimora sono principalmente sangiovese e vermentino, oltre ad alicante, merlot, syrah e viognier.
Mi presento in azienda senza molto preavviso e ciò nonostante vengo accolto dalla giovane enologa che mi accompagna per una rapida ma appassionata visita.

Molto bella la cantina, su due piani: al piano inferiore la luminosa, spaziosa e pulita zona di vinificazione ed una più raccolta area dedicata all’affinamento. Noto subito accanto a botti e barrique anche qualche anfora di terracotta.

Casteani: cantina di affinamento
Casteani: cantina di affinamento

L’azienda, pur di piccole dimensioni, produce una gamma piuttosto ampia. Di seguito ti riporto i miei assaggi che, come di abitudine, mi ripropongo di approfondire ulteriormente con le bottiglie comprate in loco per una degustazione più attenta.

Vino Spumante Brut “Piccabòn” 2016 – Casteani
Vino spumante charmat ottenuto da uve vermentino, chiamato in toscana anche Piccabòn. Il vino è piacevole e sorprendente: naso molto fine di frutta bianca, agrumi, floreale elegante; la bollicine è sottile e carezzevole. Nel complesso il vino risulta dissetante e ben fatto, giocato sulla semplicità che però non scade mai nel banale.

Maremma Toscana Sangiovese “Spirito Libero” 2015 – Casteani
Spirito Libero è la linea di Casteani prodotta senza solfiti aggiunti. In etichetta sono riportati infatti i solfiti liberi e totali presenti naturalmente nel vino dopo la fermentazione (3 mg/l di anidride solforosa libera e 6 mg/l di totale). Il vino è ottenuto con un metodo brevettato, chiamato Purovino, che si avvale dell’utilizzo dell’ozono.
Il vino che ne risulta è ben fatto, stappato da qualche ora ma decisamente pimpante, tannino ben dosato e sapidità decisa.

Monteregio di Massa Marittima “Sessanta” 2011 – Casteani
Sangiovese ed alicante per questo vino profondo e austero. Il 50% della massa affina 12 mesi in barrique di secondo e terzo passaggio, la restante parte in acciaio. L’affinamento è ultimato da ulteriori 12 mesi in vetro. Il vino risulta fruttato con l’apporto del legno ben calibrato, senza alcuna concessione dolce/amara. La persistenza è molto buona grazie ad un tannino croccante ma fine.

Non sono riuscito invece ad assaggiare, ma ho provveduto ad acquistarne una bottiglia, l’interessante vino ottenuto da affinamento in anfora di terracotta, il Maremma Toscana Syrah “Marujo”…stai sintonizzato su Vinocondiviso, non dimenticherò di parlartene non appena avrò l’occasione di degustarlo!

Vino in Maremma: il nuovo che avanza (prima puntata)

Nella Maremma viticola qualcosa di nuovo e che val la pena seguire con attenzione si muove. Oggi ti parlo della prima di due realtà relativamente recenti che sono andato a visitare approfittando di qualche giorno di vacanza in Toscana. A breve su questi schermi la seconda puntata!

Valdonica (Sassofortino)

Ci troviamo a circa 500 metri di altezza, Valdonica ha tra le vigne più alte della Maremma. Il panorama che si vede da lassù, oltre la piscina dell’annesso resort, è mozzafiato: le vigne di sangiovese e vermentino, la Maremma, il Mediterraneo e, sullo sfondo, l’Isola del Giglio.

Vista sulle vigne, la Maremma, l'Isola del Giglio Valdonica
Vista sulle vigne, la Maremma, l’Isola del Giglio

Martin Kerres è un imprenditore austriaco che molla tutto e si trasferisce qui, rapito dalla bellezza del posto. Ristruttura e lancia il resort, pianta 10 ettari di vigna su suoli vulcanici, nel 2008 mette in commercio le prime bottiglie, dal 2012 ottiene la certificazione biologica.
La storia più recente dice di molti progetti in cantiere e di una vocazione all’export molto forte. Iniziano ad arrivare i primi riconoscimenti, le citazioni nelle guide nostrane, fino ad un clamoroso 98 punti attribuito da Decanter al Vermentino “Ballarino” 2012.

Di seguito qualche impressione sui vini che ho degustato:

Ballarino 2014: è un vermentino vinificato in parte in acciaio ed in parte in barrique. Una parte della massa (circa il 20%) fa macerazione sulle bucce (una settimana). Il vino risulta molto saporito, ben fatto, con profumi di macchia, agrumi, frutta bianca ed una nota minerale e di polvere pirica mai prevaricante. Finale pulito e di ottima sapidità. Vino piuttosto buono, un vermentino di stampo “internazionale” (absit iniuria verbis!).

Arnaio 2015: un vino vinificato in solo acciaio a base sangiovese e ciliegiolo (10%). Al naso bellissimo il floreale rosso, l’arancia, la ciliegia fresca, il rosmarino…molto succoso, beverino, con acidità ben calibrata. Non inganni il tappo a vite che fa pensare ad un vino “da battaglia”, il vino è sì scorrevole ma per nulla banale ed il rapporto qualità-prezzo è decisamente favorevole.

Saragio 2013: 100% sangiovese, lunghe macerazioni, invecchiamento di 18 mesi in barrique, questo vino è piuttosto muscolare, con una certa intensità sia all’olfatto sia al palato. L’ho trovato con un tannino ancora da smussare. Potrà migliorare con l’affinamento. Gli ho preferito il più semplice Arnaio.

L’azienda produce anche un’altra riserva di sangiovese, il Baciòlo, ed una selezione in purezza di ciliegiolo che non ho avuto ancora modo di assaggiare. Insomma, se ti trovi sulla costa toscana non mancare dall’esplorare l’entroterra!

 

Non chiamatemi wine influencer per carità!

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Wine Influencer?
Wine influencer?

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