Dalla sabbia vulcanica: il piedirosso di Agnanum

Avevo voglia di assaggiare un vino diverso dal solito, un rosso non troppo impegnativo ma comunque interessante. Ho optato per un vino di Agnanum, una piccola azienda agricola di Agnano (NA) di cui ho sentito parlare piuttosto molto bene nell’ultimo periodo.

Raffaele Moccia possiede e cura meticolosamente 4 ettari di vigna su scura sabbia vulcanica. Le vigne, prevalentemente di falanghina e piedirosso, sono piuttosto vecchie e crescono sulla sommità di storiche colline vulcaniche.

Ho deciso di stappare il vino base dell’azienda, l’IGT chiamato “Sabbia Vulcanica” ottenuto da uve piedirosso:

Piedirosso Campania IGT “Sabbia Vulcanica” 2016 – Agnanum

Il vino ha un olfatto ben definito di fruttini rossi macerati (lamponi), viola, una nota netta di mineralità scura. La bocca è semplice ma intensa e di personalità, l’attacco è di buon volume ma il sorso rimane agile grazie ad un corpo piuttosto esile; il vino ne guadagna in bevibilità. Lo sviluppo è comunque di buona articolazione nonostante una certa rapidità nell’arrivare in fin di bocca. Il finale coinvolge grazie ad un tannino presente in chiusura ed una intensa sapidità.

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Mare e Vitovska: resoconto dell’anteprima a Milano

Anche quest’anno l’AIS Milano ha organizzato l’anteprima della bella manifestazione “Mare e Vitovska” che si terrà a Duino (TS) il 30 giugno e 1 luglio 2017.
Non potevo mancare, vista la bella esperienza dello scorso anno.

Mare e Vitovska: produttori del Carso all'evento AIS Milano
Mare e Vitovska: produttori del Carso all’evento AIS Milano

Per gli approfondimenti sul Carso e la Vitovska ti rimando a quanto scrivevo lo scorso anno. Mi sembra invece più interessante passare in rassegna i numerosi vini assaggiati alla presenza dei produttori italiani e sloveni.

Carso: i vini in degustazione
Carso: i vini in degustazione

La degustazione

Vitovska 2015 – Grgic
Vino ottenuto da macerazione a freddo e affinamento in acciaio. Al naso non così espressivo ma si riconoscono aromi di mela, erbe aromatiche, fiori bianchi, albicocca acerba. Il vino in bocca non è così articolato come era lecito aspettarsi, un po’ bloccato con solo la sapidità a contrastare un alcol che in chiusura alza un po’ la testa lasciando l’impressione di un vino non del tutto equilibrato.

Non mi ha convinto pienamente.

Vitovska “Majnik” 2016 – Bajta
Vinificato in bianco con piccola parte della massa che affina in legno. Naso molto complesso: fiori gialli, albicocca, fiori di campo, mandarino, clorofilla, leggero tocco di erbe aromatiche…Ingresso in bocca agrumato, l’acidità sostiene la progressione che è piuttosto articolata e lascia la bocca saporita. Leggera tannicità a dare spessore. La chiusura è sapida e di ottima lunghezza.

Vino molto buono, da bere e ribere!

Vitovska “LuNe” 2015 – Milic
Azienda che coltiva la terra (non solo la vite) dal 1489. Il vino in degustazione, ottenuto da una macerazione di 28 giorni e da affinamento complessivo di 2 anni in legno, è giallo topazio trasparente con riflessi di buccia di cipolla. L’olfatto è fine: uva spina, erbe aromatiche, pesca gialla, polline, ginepro…il tutto circondato dall’odore salmastro del mare. Bocca equilibrata, senza strappi, delicata come non ti aspetteresti da un orange wine. Sapidità in retrolfatto e chiusura balsamica di media lunghezza.

Intrigante.

Vitovska 2016 – Zahar

Vino ottenuto da una classica vinificazione in bianco in solo acciaio. Naso semplice ma interessante di frutta non troppo matura (albicocca, pesca) e menta. Bocca abbastanza ampia con alcol contrastato da una bella sapidità marina. Chiusura appena brusca.

Semplice ma vero.

Malvazija 2015 – Tauzher
Siamo in Slovenia e l’azienda alleva, su pochi centimetri di terra rossa e pietra, appena 2 ettari di vigna. Il vino è ottenuto da una macerazione di 5 giorni e si presenta in veste giallo oro con un naso molto accattivante di frutta dolce (pesca, uva spina, albicocca), fiori (gelsomino), erbe aromatiche e un bel tocco minerale. Bocca molto sapida, intensa, leggermente tannica che si sviluppa con grande dinamicità e chiude lunga su ritorni di frutta e sale.

Vino di fascino e “naturalezza”.

Vitovska 2015 – Stemberger
Siamo ancora nel Carso sloveno. Stemberger possiede la più vecchia vigna di refosco del Carso (250 anni) e si estende su 12 ettari. Il vino in degustazione fa 5 giorni di macerazione sulle bucce, un anno e mezzo di tonneaux e, in questa annata, è stato raccolto molto tardi (ottobre). Il naso è giocato sulle erbe aromatiche (rosmarino, salvia, basilico), fiori e albicocca. La bocca è ampia, voluminosa, con un deficit di freschezza e piuttosto rapida nello sviluppo. La chiusura risulta calda.

Da rivedere.

Vitovska 2015 – Čotar
Vino ottenuto con una macerazione sulle bucce di 5 giorni in tini aperti e senza alcun controllo delle temperature. Affinamento poi di un anno e mezzo in botte. Veste tra il topazio e la buccia di cipolla, il naso è speziato (incenso), di erbe aromatiche, floreale (ginestra), roccia, frutta secca e albicocca disidratata. Sorso molto convincente: delicato, equilibrato ma con grande energia. Il tannino dà grip e la chiusura è sapida e di grande persistenza.

Tra le migliori Vitovska del Carso sloveno.

Vitovska Collection 2009 – Zidarich
Beh con questo vino ho avuto il colpo del KO. Zidarich produce da 8 ettari 28.000 bottiglie. Il vino in degustazione esce solo nelle migliori annate a cinque anni dalla vendemmia (4 anni di affinamento in botte grande e 1 in bottiglia). Il colore è ambrato trasparente ed il naso è difficilmente descrivibile per quanto complesso ed “intrecciato”: fiori blu, incenso, frutta gialla (albicocca fresca, pesca), erbe aromatiche, pino, caffè verde, spezie…Lo sviluppo in bocca è “ellittico”: ampiezza e profondità dialogano con dinamicità, leggiadria e autorevolezza. E’ un vino che si impone senza sforzo, ti rapisce con grazia e senza voler strafare, come un fuoriclasse il cui talento è talmente cristallino che non ha bisogno di mostrarlo platealmente.

Tra le migliori Vitovska mai assaggiate.

Ograde 2014 – Skerk
Vino ottenuto dalla macerazione di vitovska, malvasia, sauvignon e pinot grigio. Il colore è quasi rosato, profumatissimo di fragoline, viola, rose, uva spina, spezie. Vino femminile, delicato in bocca, con acidità possente e chiusura elegante.

Dal Carso con grazia.

Malvasia 2003 – Renčel

Torniamo in Slovenia per questa malvasia passita color ambra con riflessi aranciati. Naso di scorza di arancia, uva passa, spezie (curcuma), noce, caramella al rabarbaro, miele di castagno, ginepro. Bocca dal residuo zuccherino molto alto ma per nulla seduta con un’ottima dinamica ravvivata da un tocco di tannino e da una sostenuta sapidità in chiusura.

Dolcemente elegante.

Launegild, lo chardonnay di Loreto Aprutino

Ti ho già raccontato della mia visita presso l’azienda agricola De Fermo a Loreto Aprutino. In quell’occasione non mi era stato possibile assaggiare il Launegild, il vino ottenuto da un clone di chardonnay presente in azienda da inizio ‘900. Ero quindi curioso di degustare la bottiglia acquistata in azienda:

Chardonnay Colline Pescaresi IGT
Chardonnay Colline Pescaresi IGT “Launegild” 2015 – De Fermo

Chardonnay Colline Pescaresi IGT “Launegild” 2015 – De Fermo

Il vino si presenta in una veste giallo paglierino con riflessi dorati.

Olfatto di pesca gialla, fiori ed erbe di campo, nocciole e, dopo qualche minuto, melone bianco.

L’ingresso in bocca è ampio con un alcol appena troppo sostenuto rispetto alla materia anche se la dinamica in bocca è ottima ed il vino si sviluppa con buona progressione ed una certa stratificazione. La sapidità compensa un certo deficit di acidità  e la chiusura è piacevolmente amaricante.

Plus: chardonnay non caricaturale come troppo spesso capita in Italia e non solo…le note morbide sono ben compensate dalla sapidità e l’articolazione del sorso assicura una beva non banale.
Minus: manca un po’ di acidità a rinfrescare il quadro e a dare ancora più energia al sorso.

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I profumi del vino: la fragola

Tra i profumi del vino più piacevoli e riconoscibili vi sono senz’altro i piccoli frutti rossi. Dopo averti parlato del profumo di lampone tocca al profumo di fragola.

Naturalmente sono costretto a semplificare: un conto è il fresco e goloso aroma del frutto fresco, tutt’altra cosa le fragole in confettura, ottenuta dai frutti più maturi e che sviluppano delle leggere note di caramello dovute alla cottura dello zucchero. Una cosa la fragola che vedi in foto, altra cosa le fragoline di bosco.  Eviterei inoltre di addentrarmi nelle diverse varietà del frutto…

I profumi del vino: la fragola
I profumi del vino: la fragola

Il profumo di fragola è considerato un aroma secondario e si forma, generalmente, dopo la fermentazione malolattica. E’ un aroma apprezzato dal degustatore che lo percepisce goloso ed elegante insieme; inoltre è facilmente riconoscibile.

In che vini puoi trovare l’aroma di fragola?

L’aroma di fragola si riscontra principalmente nei vini rossi o rosati provenienti da varie zone e vitigni: Bordeaux, Borgogna, molte vini italiani e anche del Nuovo Mondo.

Azzardo una mappa dei vitigni in cui si trova con più frequenza questo aroma. In Francia sicuramente non possiamo non citare il gamay, il merlot ed il pinot nero (quando questi vini non sono più giovanissimi possiamo trovare anche la confettura di fragola). Un vino in particolare che ricordo “marchiato” da una fragola netta è lo Château Rayas (grenache) oltre che i vini rosé della Provenza.

In Italia ci si può imbattere in questo sentore nei vini da uve nebbiolo (la fragola dei vini di Giacosa!), grignolino, bonarda, sangiovese, nero d’Avola…

E tu? Raccontami di qualche vino in cui ricordi di aver sentito una succosa fragola fresca!

Bourgogne v.v. Voillot: quando semplicità e qualità vanno a braccetto

Ma chi l’ha detto che un vino di qualità deve essere per forza stratificato, complesso e potente? Ci sono vini che decidono di puntare sulla ricchezza dei dettagli, sulla dinamica e l’energia in bocca, sull’articolazione del sorso…ed altri che invece fanno della golosa immediatezza la loro arma vincente. In quest’ultima categoria gioca il vino di cui ti parlo oggi.

Bourgogne Pinot Noir v.v. 2015 - Joseph Voillot
Bourgogne Pinot Noir v.v. 2015 – Joseph Voillot

Bourgogne Pinot Noir v.v. 2015 – Joseph Voillot

Ci troviamo a Volnay e questa etichetta è uno dei vini di ingresso della gamma del Domaine Joseph Voillot. Ma la sua semplicità ed immediatezza non inganni, il vino è tutt’altro che banale.

Il colore un rubino chiaro, luminoso e trasparente.
L’impronta del pinot noir è evidente al naso: fruttini rossi (lamponi, fragoline), viola, un tocco di mineralità scura, spezie orientali appena accennate.
Sorso golosissimo: l’acidità la fa da padrone in ingresso, non c’è grande volume ma molto “succo”. La bevibilità è ai massimi livelli ed un tannino appena croccante dà spessore. La chiusura è pulita e sapida con ritorni di fruttino rosso acidulo e sale.

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Ring Adora: il Lambrusco di Sorbara senza complessi di inferiorità!

Che bello quando un vitigno autoctono italiano gioca le sue carte senza complessi di inferiorità con altri vitigni più celebrati! E’ il caso del Lambrusco di Sorbara Metodo Classico Brut Nature di Podere il Saliceto.

Ci troviamo a Campogallino (MO), vicino alla riserva naturale del fiume Secchia. Podere il Saliceto coltiva 4,5 ha e produce circa 25.000 bottiglie di Lambrusco (Sorbara e Salamino), Trebbiano Modenese, Sauvignon e Malbo Gentile.

Lambrusco di Sorbara Dop Spumante Rosè Brut Nature Metodo Classico “Ring Adora” 2014 – Podere il Saliceto

Poche centinaia le bottiglie prodotte per questo vino particolare: si tratta di un metodo champenoise, pardon classico, da uve di Lambrusco di Sorbara. L’annata del vino è la 2014 e la sboccatura risale a novembre 2016.

Colore rosa tenue vivo e luminoso, naso giocato sulle fragoline di bosco ed i lamponi, un bel floreale di rosa, la mineralità chiara. La bocca è tesa, asciutta, verticale. Il perlage è fitto e fine, ben integrato nella materia del vino. La bocca è sottile, solo 12% il titolo alcolometrico, ed il sorso è preso in ostaggio da un’acidità senza compromessi che … fa salivare la lingua … il cavo orale resta però terso grazie ad una sapidità furiosa.

Il vino è decisamente piacevole e, soprattutto, ha un gran carattere. Non ha paura di apparire severo, affilato, spigoloso. Vino ancora giovane, darà il meglio di sé tra qualche anno.

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Chignin Bergeron: l’interpretazione di Adrien Berlioz della roussanne

Se sei uno dei miei fedeli 25 lettori sai che frequento con regolarità i vini della Savoia. Se invece sei un lettore recente o smemorato…allora clicca qui.

Chignin Bergeron
Chignin Bergeron “Binette” 2014 – Domaine Cellier des Cray

Chignin Bergeron “Binette” 2014 – Domaine Cellier des Cray (Adrien Berlioz)
Giallo oro con riflessi ambra, naso “bucolico” (fieno, fiori di campo essiccati), scorza di arancia, mango disidratato.
Nonostante la bocca sia delicata e leggera (titolo alcolometrico contenuto al 12%) l’ingresso è di buon volume, con acidità ben presente ma mai prevaricante. E’ soprattutto la sapidità ad accompagnare il sorso che chiude di media lunghezza su ritorni di erbe amare.

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Plus: Chignin Bergeron è la denominazione dedicata al vitigno roussanne. Spesso il rischio con questi vini – a maggior ragione se hanno fatto la malolattica, come in questo caso – è un eccesso di mollezza/grassezza. Fortunatamente il vino di Adrien Berlioz non si presenza così ed è invece vivace e sapido.

Minus: vino che manca di grip e “cattiveria”, non lascia il segno anche se non ha nulla di fuori posto.