Lievità: buona pizza gourmet…poco gourmand!

Preso dall’entusiasmo per la recente e traboccante offerta di pizze di qualità a Milano sto cercando di passarne in rassegna diverse. Ti ho già parlato di parecchie pizzerie in città ma non avevo ancora scritto di Lievità. Lievità è una pizzeria che ha aperto prima in via Ravizza e, più di recente e sull’onda del gran successo, in via Sottocorno.

Lievità: Pizza Montanara
Lievità: Pizza Montanara

Avevo già provato Lievità di via Ravizza e qualche giorno fa, per averne un’idea esaustiva, sono stato anche in via Sottocorno.

Ottima la pizza Montanara che ho ordinato (e diviso con il mio commensale) nell’attesa della pizza. Si tratta di una pizza fritta e poi passata rapidamente al forno condita con pomodoro San Marzano DOP, Parmigiano Reggiano DOP 24 mesi e basilico fresco.

Ottima la fattura di questa pizza: leggera e gustosa, saporita ed elegante. Insomma: non avrai alcuna difficoltà di digestione, la frittura è gestita con grande maestria.

Per la pizza successiva ho optato per la pizza Sua Eccellenza con filetti del pomodoro Sua Eccellenza, fiordilatte di Agerola e basilico fresco.

Lievità: Pizza Sua Eccellenza
Lievità: Pizza Sua Eccellenza

La pizza in questione mi ha lasciato interdetto: buona ma non al livello di altre pizzerie che a Milano propongono pizze di stampo napoletano/campano. Per un amante della pizza napoletana classica come me, trovo che questa pizza si discosti troppo dal modello che ho un mente.

E non credo sia colpa necessariamente dell’impasto ottenuto da farine di tipo 1 macinate a pietra.

Il problema principale l’ho riscontrato nella mancanza di “sapore” e golosità. Il pomodoro, la mozzarella e la base: tutto era molto delicato e non così saporito, come se vi fosse una mancanza di sale. L’impasto non aveva l’elasticità tipica della pizza che amo né la stessa leggerezza.

La prossima volta che mi recherò da Lievità sceglierò una pizza più “estrema”, con ingredienti più decisi e saporiti. E’ questa la categoria di pizza in cui il pizzaiolo Giorgio Caruso si sta cimentando con più successo.

Live Wine 2017: i 5 migliori assaggi per Vinocondiviso

Oltre 150 le aziende presenti nella due giorni di Live Wine 2017, rassegna dedicata al vino artigianale che si è appena tenuta a Milano.

Live Wine 2017
Live Wine 2017

Ho degustato prevalentemente la domenica mattina, senza troppa ressa, e devo dire che l’evento mi è ben riuscito. Produttori noti e meno noti, italiani e stranieri, insomma il giusto mix per incuriosire l’appassionato alle prime armi e il degustatore più esigente.

Di seguito ti riporto i miei 5 migliori assaggi:

#1
Catarratto “Saharay” 2015 – Porta del Vento
Porta del Vento è sita in una vallata a seicento metri di altezza a Camporeale, in provincia di Palermo. Certificazione biologica, utilizzo dei preparati biodinamici in vigna, interventi limitatissimi in cantina. Porta del Vento ha portato al Live Wine una selezione molto interessante. I vini che mi hanno più colpito sono stati i bianchi ottenuti da uva catarratto. In particolare, straordinario per intensità e complessità, insieme ad una grande facilità di beva, il Saharay, ottenuto da vigne di catarratto piantate ad alberello e che macera sulle bucce in tini aperti (e senza l’aggiunta di lieviti esogeni) per 30 giorni. Consigliatissimo!
Da non perdere dell’azienda anche l’interessante vino rosso da uve Perricone (2014).

#2
Cesanese di Olevano Romano DOC “Cirsium” 2013 – Damiano Ciolli
Avevo già sentito parlare di questo produttore esclusivamente dedicato al vitigno a bacca nera Cesanese di Affile, non ero però ancora riuscito ad assaggiare una bottiglia. Che sorpresa! Vino ottenuto da vigne di 50 anni e che fa un lungo affinamento prima in botte grande, poi in cemento ed infine in bottiglia. Austero, articolato e potente ma di grande dinamica. Vino molto serrato nel tannino e dalla persistenza importante.
Seguirò con attenzione il produttore Damiano Ciolli anche perché è risultato molto convincente anche l’altro vino aziendale, il più immediato Silene (2015), vino meno ambizioso ma per nulla banale.

Terre Siciliane Bianco IGP
Munjebel 2015 – Frank Cornelissen

#3
Terre Siciliane Bianco IGP “Munjebel” 2015 – Frank Cornelissen
Vigne di circa 40 anni di Grecanico e Carricante, allevate tra i 650 e i 900 m di altitudine, danno origine a questo vino bianco macerato sulle bucce e senza solfiti aggiunti. Cornelissen è uno dei più discussi produttori dell’Etna e, pur essendo anche andato a trovarlo ai piedi del vulcano, non avevo ancora avuto l’occasione di assaggiare questo suo vino bianco. Naso molto particolare di frutta dolce, erbe aromatiche ed una mineralità evidente. Bocca profondissima, salata e viva. Vino dalle grandi potenzialità gastronomiche e di prorompente personalità.

#4
Sangiovese “TÏN” 2015 – Montesecondo
Fermentazione e macerazione in anfora per 10 mesi per questo sangiovese energico e vigoroso. Acidità viva e tannino croccante dialogano in armonia dando al sorso una grande dinamica. Vino che evolverà benissimo, ci scommetto!
Montesecondo è un altro produttore che non avevo mai assaggiato e che seguirò con maggior attenzione in seguito.

#5 
Barolo Perno 2010 – Elio Sandri
Elio Sandri è un produttore di Monforte d’Alba che vende, con grande anticipo, quasi tutta la sua produzione all’estero. E abbastanza difficile recuperarne qualche bottiglie e non illuderti che andando da lui le cose siano più facili! 🙂 E’ stata quindi una piacevole sorpresa poterlo incontrare al Live Wine: il Barolo Perno 2010 è scontroso, l’acidità è molto vivace così come il tannino. Vino austero e tutto da farsi ma che lascia già intravvedere le stimmate di grandezza.

Questi i miei migliori assaggi, ma i vini ed i produttori interessanti che ho assaggiato sono stati parecchi: Emidio Pepe, Ferrara Sardo (Etna), Jeaunaux-Robin (Champagne), Zidarich, Planquette (Bordeaux)…

Miracolo a Milano: la Verace di Rossopomodoro LAB è la pizza definitiva

Sono ormai molte le pizzerie napoletane a Milano e te ne ho parlato abbastanza spesso: Starita, Sciuscià, Marghe, Lievità, Olio a Crudo e molte altre. La qualità elevata di queste nuove aperture è data da una cura artigianale dell’impasto, da un’attenta selezione degli ingredienti (spesso vere e proprie chicche gourmet) e da un numero di coperti piuttosto contenuto (con un turnover sempre elevato però!).

Mi sono recato quindi da Rossopomodoro LAB con qualche pregiudizio e molta curiosità: avevo letto benissimo delle pizze di Vincenzo Capuano ma, mi chiedevo, come farà a conciliare la cura per l’impasto e gli ingredienti con i grandi numeri di una catena?

pizza-rossopomodoro-lab

Ebbene, devo dirti che al barbuto pizzaiolo Vincenzo Capuano la quadratura del cerchio è riuscita.

La pizza che vedi in foto è la Verace, una sorta di supermargherita: cornicione alto e arioso (come stile siamo dalle parti dell’ormai famoso “canotto”), impasto classico e leggero, elastico ma non gommoso, estremamente digeribile. Il sapore del pomodoro pervade e sorprende la bocca al primo assaggio, all’acidità della salsa fa da contrappunto la dolcezza della mozzarella di bufala campana DOP. La sapidità del grana che fa l’amore con l’aromaticità dell’olio EVO penisola Sorrentina DOP  e del basilico chiude l’assaggio in un tripudio di sapore.

E’ sempre difficile stilare classifiche ma è una delle migliori pizze che abbia mai mangiato, non solo a Milano.

Rossopomodoro LAB
Viale Sabotino, 15 – Milano
Tel. 0258328501

Gattinara Riserva 2011 – Travaglini: ovvero il presente ed il futuro del Gattinara

La storia recente di Gattinara è legata a doppio filo a quella di Giancarlo Travaglini, che fondò l’omonima azienda nel 1958. La figlia Cinzia conduce oggi l’azienda che possiede bellissime vigne – sono 48 gli ettari vitati – situate a 400 metri di altitudine su suoli rocciosi con granito anche in superficie e ricchi di ferro.

Il Gattinara Riserva, prodotto solo nelle migliori vendemmie, è ottenuto da uve nebbiolo vendemmiate generalmente nei primi giorni di ottobre. L’affinato è di almeno 4 anni, di cui 3 in botti di rovere di Slavonia e, in quota minoritaria, in legni più piccoli.

Gattinara Riserva 2011 - Travaglini
Gattinara Riserva 2011 – Travaglini

Gattinara Riserva 2011 – Travaglini

Colore rosso granato trasparente, naso molto intenso ed elegante: dapprima frutta chiara, poi floreale, quindi una nota speziata tra la liquirizia e l’anice stellato, i toni agrumati della scorza d’arancia, una sensazione più dolce (caramelle alla violetta). Il quadro di insieme è piacevole, elegante e accattivante allo stesso tempo.

La bocca non delude: succosa, sapida, acidità molto presente ma in filigrana alla struttura, di tutto rispetto, del vino. La materia gestisce bene l’alcol e il sorso è di ottima progressione e “scorrevolezza” con tannino fitto ma già ben fuso. La chiusura è sapida su toni di fruttini rossi non troppo maturi e liquirizia.

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I profumi del vino: il tartufo

Dopo averti raccontato dei molti aromi che si ritrovano nel vino, è finalmente giunto il momento di parlarti di uno dei sentori più nobili e ricercati: l’aroma del tartufo.

I profumi del vino: il tartufo
I profumi del vino: il tartufo

Il caratteristico e penetrante odore del tartufo è dato da una trentina di composti differenti:  alcoli, aldeidi, esteri, chetoni e composti dello zolfo. Determinante pare che sia proprio un composto dello zolfo chiamato bismetiltiometano.

Nel vino l’aroma del tartufo è classificato come un aroma terziario che si percepisce, solo di rado, in grandi vini rossi da lungo affinamento. Le note che ricordano il tartufo possono essere ricondotte ad un irresistibile mix di aglio, fungo, sottobosco, formaggio…

In che vini puoi trovare il tartufo?

Il tartufo, come detto, si sviluppa solo dopo un lungo affinamento. E’ possibile riscontrarlo nei vini a base di nebbiolo, in particolare nei Barolo e nei Barbaresco di razza.

Non solo il nebbiolo però sviluppa tale sentore. Talvolta è riscontrabile nei vini a base pinot noir, in particolare in Borgogna nei grand cru di Vosne-Romanée, Gevrey-Chambertin o Nuits-Saint-Georges.

E poteva mancare Bordeaux? Si dice, purtroppo non ho mai potuto sperimentare in prima persona, che i grandi Petrus siano caratterizzati da questo sentore, così come alcuni grandi vini di Pauillac.

Riscontrabile il tartufo anche nei vini bianchi del Rodano del nord, come l’Hermitage blanc, ottenuto da roussanne e marsanne.

Tu in quale vino hai riconosciuto questo sentore?

Un vino della Savoia da Champions League

Se mi segui da tempo sai che amo i vini della Savoia, in particolare quelli ottenuti dagli interessanti vitigni autoctoni della zona. Stasera ho bevuto un vino bianco che mi ha lasciato senza parole…l’avevo assaggiato nella cantina di Gilles Berlioz a Chignin. Ma qualche mese di cantina ha fatto bene ad un vino che è letteralmente sbocciato.

Berlioz è uno dei precursori della biodinamica in Savoia e il vino in questione è ottenuto dal vitigno altesse.

Roussette de Savoie Altesse “El-hem” 2014 – Gilles Berlioz

La divisa con cui il liquido odoroso scende in campo è color giallo paglierino con luminosi riflessi dorati.
Il naso è molto fine e pulito, il palleggio è rapido e preciso, vengono privilegiati i tocchi semplici e verticali: fiori gialli (tarassaco), erbe aromatiche (basilico e menta), susina mirabella, scorza di agrumi…
Il sorso è fin dall’ingresso di grande ampiezza, riempie il cavo orale di sapore ed energia, ma senza strappi, con un’ottima dinamica: sapidità e acidità sono in pressing alto su un fondo di morbidezza voluttuosa che però non detta il gioco e perde il possesso palla. In ripartenza la spalla acida si insinua, ficcante, nella retroguardia glicerica, il tiro è teso e repentino: GOAL!
In fondo alla rete la persistenza è strabiliante. Sugli spalti è festa: ritorni di fiori gialli e agrumi fanno la Ola.

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Qual è il tuo vino da Champions League?

Cosa hanno in comune i fratelli Vodopivec e l’artista Emilio Isgrò?

In questo blog, come sai, tratto il vino in modo piuttosto diretto e semplice, con la voglia di includere il lettore e farlo partecipare. La finalità è chiara fin dal nome del blog: la condivisione del vino e di tutto ciò che vi ruota intorno.

Spero che il titolo di questo post non scoraggi nessuno ma, dopo aver bevuto la vitovska di Vodopivec e aver visitato un’esposizione dedicata al lavoro dell’artista Emilio Isgrò, non potevo esimermi dall’unire i puntini…ovvero dal mettere in relazione due espressioni culturali solo apparentemente distanti: il vino e l’arte contemporanea.

Isgrò ha innovato il linguaggio artistico soprattutto grazie ad un gesto apparentemente semplice eppure rivoluzionario: la cancellatura. L’artista ha cancellato parole, frasi, testi senza eliminarli ma affogandoli in macchie nere e lasciando emergere dal testo cancellato solo pochi e significativi frammenti.

Emilio Isgrò
Emilio Isgrò (Credits: boxartgallery.com)

La cancellatura è distruzione e costruzione insieme, la negazione serve ad affermare un significato altro. L’artista ha così cancellato molti testi tra cui i Promessi Sposi, la Costituzione Italiana, carte geografiche, persino il debito pubblico! E anche se stesso con “Dichiaro di non essere Emilio Isgrò” (1971).

E veniamo ora al vino di Vodopivec. Ci troviamo in Carso, a Sgonico (TS). Il vitigno bianco della zona è la vitovska di cui ti ho parlato anche in altre occasioni (ad esempio qui oppure qui). Il produttore si dedica esclusivamente alla vitovska, oltre 10.000 piante (alberello) per ettaro, sferzate dalla bora. Il vino è ottenuto da una macerazione in rosso, ovvero da una macerazione sulle bucce di ben 6 mesi in anfore di terracotta interrate. Quindi l’affinamento prosegue in botti grandi per due anni. Nessun utilizzo di pratiche enologiche più o meno invasive: Vodopivec ripudia il controllo della temperatura, l’aggiunta di enzimi, di lieviti o di altri stabilizzanti chimico-fisici.

Venezia Giulia IGT Vitovska 2006 - Vodopivec
Venezia Giulia IGT Vitovska 2006 – Vodopivec

Venezia Giulia IGT Vitovska 2006 – Vodopivec

Color ambra, al naso subito ti colpiscono sensazioni di roccia spaccata, anzi scoglio, tè bianco, poi è un susseguirsi di timo, scorza di agrumi, cumino, un’eco lontana di uva passa sotto spirito, pinoli e resina…l’olfatto è un ottovolante insomma. Il vino in bocca ha una certa ampiezza, muscoloso ma non grasso, tutta fibra. La progressione è precisa, senza intoppi: le morbidezze gliceriche dialogano con un’acidità veemente ma mai preponderante, integrata perfettamente nel corpo del vino. La sensazione tattile in chiusura è di saporita astringenza, il tannino ti sorprende per “densità” ma non è ruvido, bensì finissimo. La sapidità chiude il cerchio nel retrolfatto marino e boschivo insieme.

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Veniamo ora alle cancellature di Vodopivec. Quali caratteristiche risultano cancellate in questo vino? Parto dalla grassezza: non è un vino grasso, potente e concentrato sì, ma non grasso. E’ un vino privo di sinuose dolcezze ma, non è neppure un  vino tutto acidità: l’acidità c’è ed è ben presente ma gioca sottotraccia, non prorompe mai sulla scena, è però l’artefice della progressione del vino. E’ forse un vino minimalista? Ma no! Non è certo un vino “in sottrazione”, semmai in cancellazione. Non è un vino barocco e non è neppure un vino fruttato come certi vini orange: cancellate le sensazioni di albicocca disidratata o frutta esotica… al massimo un po’ di agrumi e un ricordo di uva passa in lontananza. Un vino che cancella anche le sensazioni di ossidazione frequenti in questa tipologia: per contro il sorso si dipana come fosse un infuso e poi chiude – aromaticamente non come calore alcolico – come un grande distillato.