La Cité du Vin: finalmente l’inaugurazione!

Lo sapevi che a Bordeaux, proprio oggi, si inaugura finalmente la Cité du Vin?4870912_7_d646_tout-en-courbes-et-reflets-or-la-cite-du-vin_26cf3d5c820ebb227ceb819ee3b8af9d

La struttura si presenta come un enorme decanter ed è stata pensata per diventare un museo interamente dedicato al mondo del vino non solo francese. Anzi, nelle intenzioni dei nostri cugini, il vino verrà presentato e valorizzato come patrimonio culturale di tutta l’umanità.

Gli architetti Anouk Legendre e Nicolas Desmazières dello studio XTU hanno progettato una struttura complessivamente di oltre 9 mila metri quadrati, ricoperta da 918 pannelli di vetro di tre colori, trasparente, grigio e dorato, e da 2.300 pannelli di alluminio di formati diversi mentre il punto più alto dell’edificio, la torre, arriva a ben 55 metri di altezza.

Per l’inaugurazione si attende il Presidente Hollande, che sarà atteso anche da una manifestazione ecologista contro l’uso dei pesticidi. Il problema dell’utilizzo dei pesticidi in vigna a Bordeaux è particolarmente sentito, forse te ne ricorderai per un post di qualche settimana fa…hollande_29-1

I manifestanti chiederanno al governo un piano dettagliato per accompagnare i produttori alla riconversione bio e per un’agricoltura più sostenibile e salubre non solo per l’ambiente, ma anche per chi lavora e vive in mezzo alle vigne. Da tempo questo collettivo, molto attivo a Bordeaux, denuncia l’omertà del mondo del vino sull’uso dei pesticidi e ne chiede uno stop immediato nelle vigne situate vicino alle scuole, ai centri sportivi e culturali frequentati dai bambini.

Cosa risponderà loro il Presidente Hollande?

Annunci

Nerello Mascalese vigne vecchie 2005 – Calabretta

Ho aperto con grande curiosità questo vino dell’Etna: non mi capita infatti tutti i giorni di bere un vino etneo con più di 10 anni di evoluzione.IMG_8080 Insomma, come invecchia il nerello mascalese?

Sicilia IGT Nerello Mascalese Vigne Vecchie 2005 – Calabretta

Il naso del vino colpisce per austerità e complessità: fiori appassiti, catrame, terra smossa, sottobosco, macchia mediterranea con timo in evidenza, e poi ancora il fruttino di bosco rosso e acidulo. La bocca entra con buon volume e personalità, il tannino è presente ma risolto, saporito… La progressione in bocca è del vino all’apice, evoluto senza cedimenti con un’acidità viva che fa da metronomo alla dinamica gustativa. Chiude su ritorni fruttati (ribes) e molto sapido. Bel vino davvero!

88

L’azienda agricola Calabretta si trova a Randazzo e ha le proprie vigne nelle contrade di Solicchiata/Montedolce, Passopisciaro/Feudo di Mezzo, Calderara, Taccione, Battiati/Zocconero. Il vino in questione proviene da un vigneto di 7 ha e di 80 anni a 750 m sul livello del mare. Lieviti autoctoni e lungo affinamento sulle fecce fini (in botti di rovere di Slavonia e acciaio) per circa 60 mesi.

Metodo champenoise senza zuccheri esogeni anche in Francia!

Te ne ho già parlato qui del metodo che sta prendendo piede in Franciacorta per produrre vini spumanti senza l’aggiunta di zuccheri esogeni.

Casualmente scopro ora che anche in Francia – e proprio in Champagne! – c’è qualcuno champagne-2xoz_1221947che sperimenta questo metodo. Si tratta di Elodie et Fabrice Pouillon dell’omonima azienda vitivinicola.

In particolare, la cuvée 2Xoz Millésime 2004 è un Blanc de Noir (100% pinot noir) che ha la particolarità di utilizzare come liqueur de tirage non zuccheri esogeni, ma lo zucchero contenuto nel mosto d’uva (opportunamente conservato) proveniente dalle medesime vigne da cui si ottiene il vino base.

 

Non ho ancora avuto modo di assaggiarlo ma cercherò di procurarmene una bottiglia.

Tu lo hai per caso assaggiato? Se sì, raccontamelo!

Quei produttori che si arrabbiano delle critiche

criticaOrmai nel mondo del vino non si leggono più critiche o stroncature, neppure travestite da amorevoli suggerimenti. La critica enoica, sui blog e nelle riviste, fa solo storytelling…senza approfondire, senza criticare, senza esprimere opinioni franche e dirette. E soprattutto: senza fare nomi.

Anche per questa ragione i produttori stessi si sono disabituati a chi, raramente e con il dovuto tatto, si permette di sollevare qualche perplessità su come vengono pensati e realizzati certi vini. E generalmente reagiscono accusando il malcapitato che ha avuto il coraggio e la voglia di esprimere la sua opinione.

Emblematico il bailamme provocato dalle circostanziate critiche che Francesco Oddenino ha rivolto ai produttori di Roero in questo post.

Ma qual è il contenuto dell’articolo incriminato?

Te lo racconto in sintesi: l’autore, dopo aver assaggiato alla cieca 23 Roero 2013 e 23 Roero Riserva 2012, esprime delle perplessità sulla tipologia Riserva. Vini spesso stravolti dal legno e ottenuti da uve ultra-concentrate e stramature.

Come dargli torto? Sono mesi che neppure il sottoscritto assaggia Roero degni di nota, è sicuramente una delle tipologie meno appeal di Italia. Perché i produttori invece di indignarsi non si interrogano?

Generalizzare è sempre sbagliato quindi ti invito a segnalarmi qualche Roero degno di nota, prometto di assaggiarlo e raccontarlo qui sul blog.

 

Vin de Savoie Chignin “Claudius” 2012 – Gilles Berlioz

Come ti promettevo qualche post fa eccomi a degustare un vino della Savoia. Si tratta esattamente della seguente bottiglia: Vin de Savoie Chignin “Claudius” 2012 – Gilles Berlioz. IMG_8055Il liquido nel bicchiere si presenta con una veste di colore paglierino con riflessi verde oro, al naso  frutta gialla non troppo matura (nespola, pesca bianca), tarassaco, erbe aromatiche, un tocco sulfureo, frutta secca. La bocca è caratterizzata da tensione e sapore, buon volume e progressione con l’acidità a dettare il ritmo del sorso. In chiusura di bocca si percepisce, appena accennata, una punta di tannino. Retrogusto con l’alcol, nominalmente basso (11%), che però pizzica in quanto non del tutto integrato nella struttura piuttosto esile del vino.

84

Si tratta di un vino ottenuto in regime biodinamico da Jacquère su suoli argillo-calcarei e vigne tra i 20 e i 60 anni (7000 piedi/ha).

Il miglior croissant alla crema di Milano: scoop!

Premessa

Nel quartiere si era sparsa la voce che quel piccolo laboratorio, una vetrina affacciata su un’anonima strada a due passi dallo Stadio San Siro, proponesse il miglior croissant alla crema di tutta Milano. Beh, confesso, non ci credevo. Mi sembrava impossibile, di sicuro si trattava di un’esagerazione di qualche pseudo-gastronomo alle prime armi esaltato dalle troppe visioni de “Il più grande pasticcere“. Quando la diceria mi è stata confermata da un abitante del quartiere che frequenta abitualmente le pasticcerie più rinomate ho iniziato a sperare che fosse possibile.

D20160515_102506‘altra parte, dopo la vittoria della premier League del Leicester di Claudio Ranieri, inizio a credere alle favole! E così mi sono deciso ad andare a provare.

La rivelazione

Ambiente un po’ angusto e spartano, grande gentilezza della proprietaria e di un paio di collaboratrici, una macchina per il caffè ed il cappuccino e un’esposizione dei prodotti ridotta all’osso. Non vedo il cornetto alla crema. Lo chiedo, appare da una credenza posta sul retro e mi viene farcito al momento.

Il croissant di per sé non è straordinario ma è buono, leggero, morbido e senza eccesso di zucchero. Ma è l’incontro con la crema che lascia stupefatti: golosa ed eterea insieme, saporita epperò anche digeribile e “fresca”…impossibile trattenersi dal finirlo in pochi secondi…sono stato rallentato solo dalla foto che vedi e che è stata presa con il cellulare a risoluzione ridotta.

Conclusione

Immagino che non ci credi neppure tu… beh ti capisco, ci sono passato anche io. Un posto di cui nessuno parla, mai nominato in nessun sito gastrofighetto, non è che mi sono sbagliato? Mi chiedo se non sia il caso di non pubblicizzarlo troppo…

Pavè, Martesana, Marchesi, Sissi tremate…è arrivato il cornetto e (soprattutto) la crema del Bosco dei Sapori!  🙂

Bosco dei Sapori
Via Alfonso Capecelatro, 81, 20148 Milano
Telefono: 348/3393743

Franciacorta Dosaggio Zero 2011 – Arcari + Danesi

franciacorta-dosaggio-zero-arcari-danesi-foto-larcante
Credits: L’Arcante

 

Ho finalmente avuto modo di assaggiare uno dei Franciacorta prodotto* con il metodo “Solouva”, di cui abbiamo parlato in un post non molto tempo fa. In quell’occasione uno dei produttori, Giovanni Arcari, è gentilmente intervenuto spiegando – nei dettagli ma con linguaggio semplice – le novità e caratteristiche di questo metodo classico ottenuto senza l’aggiunta di zuccheri esogeni. La curiosità era troppa e sono corso (metaforicamente) in un e-commerce vinoso a procurarmene qualche bottiglia. Si tratta del Franciacorta Dosaggio Zero 2011 – Arcari+Danesi (sboccatura 2015).

Il vino è ottenuto da uve chardonnay da un vigneto di 1,6 ha in località Gussago (BS). 15.000 le bottiglie prodotto dopo 40 mesi di riposo sui propri lieviti.Al naso emerge frutta fresca in macedonia e fiori dolci, poi una nota curiosa tra la gomma e la scorza di agrume, in bocca ha buon volume con bolla fine e una certa cremosità che accompagna un finale pulito e leggermente amaro. Trovo gli manchi solo un po’ di progressione / sapore a centro bocca.

82

* mi viene il dubbio sia ottenuto da metodo Solouva in quanto nella retroetichetta non lo vedo segnalato. Se Giovanni Arcari mi legge, visto che è già intervenuto in passato, magari mi chiarirà l’arcano.