Il canto degli uccelli delle Colline Novaresi

MötZiflon significa “canto degli uccelli” ed è la collina dove Francesco Brigatti produce il suo omonimo Colline Novaresi. L’uvaggio è il tradizionale della zona: nebbiolo, vespolina e uva rara. image1Il Colline Novaresi “MötZiflon” 2013 – Francesco Brigatti si presenta in una veste rubino acceso, l’olfatto è molto accattivante di fiori dolci, fruttini rossi aciduli (lampone e ribes), persino mela rossa acerba, un tocco mentolato e una spolverata di pepe bianco. La bocca attacca acida e fresca, come il nebbiolo del nord piemonte deve essere, si distende quindi accompagnata da un tannino virile e ancora da smussare. Il cavo orale resta però succoso e solo appena “vuoto” nello sviluppo, come se mancasse di un quid di polpa. La chiusura è pulita e saporita.

Darà il meglio di sé tra qualche anno.

85/100

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Stroncatura: Pascal Cotat, tu quoque?

Non ci siamo proprio! Da un artigiano del vino, mito di Francia, o meglio di Loira, ti aspetti un sauvignon blanc che ti faccia dimenticare le versioni italiche quasi sempre vegetali e accompagnate da sentori di pipì di gatto o bosso che dir si voglia. D’altra parte assaggiato innumerevoli volte, soprattutto il Monts Damnés (anche di altri produttori), il vino lo ricordo minerale ed agrumato (mandarino e pompelmo rosa!) di un’eleganza esemplare. Ed invece oggi devo stroncare il Sancerre Grande Côte 2011 – Pascal Cotat, ottenuto in questa vendemmia non facile da 1 ettaro di un ripido vigneto di 60 anni esposto a nord.
349983L’olfatto è invaso da sentori poco aggraziati di mou, burro e altre grassezze e dolcezze assortite. Cerco invano l’agrume, i fiori e frutti bianchi che ricordavo e che sono, evidentemente, completamente sovrastati. Neppure una nota linfatica ad alleggerire il quadro.

La bocca è decisamente poco coerente con quanto sentito al naso e si presenta prepotentemente acida e limonosa ma senza grazia né profondità. In chiusura torna, a sorpresa, la dolcezza.

78/100

In conclusione, se vuoi provare un grande Sancerre, cerca pure Pascal Cotat ma non in questa annata e, di preferenza, scegli il Monts Damnés.

Barbaresco 2008 – Rizzi: chapeau!

Oggi ti voglio parlare di un vino piuttosto conosciuto ma che mi ha sorpreso, l’ho trovato in gran forma insomma! Si tratta forse del vino simbolo dell’azienda vitivinicola Rizzi:

imageIl vino ha un bellissimo colore rubino chiaro senza sbavature e di grande luminosità. Il naso colpisce subito con lampone e fiori appassiti, le spezie sono ancora in formazione; il vino insomma appare ancora giovane, aperto e solare. La bocca è piacevolmente calda, di buon volume con tannino ancora croccante. L’acidità ben compensa una certa dolcezza di frutto.

Chapeau!

Barbaresco 2008 – Rizzi

88/100

 

Brucisco Bianco 2013, dall’Umbria con amore

Bellissima scoperta ieri quando ieri, al ristorante, mi sono imbattuto in questo vino bianco umbro: Brucisco Bianco 2013 – Cantina Marco Merli. Siamo nei pressi di Perugia, frazione Casa del Diavolo, dove nasce questo vino da un blend di 3 vitigni: trebbiano, grechetto, malvasia.
11939272_252884321714022_803336575_nIl vino gravita nell’orbita dei cosiddetti vini naturali, interventi in vigna limitatissimi e fermentazioni spontanee con lieviti indigeni. Il naso si presenta piuttosto animale, soprattutto appena versato. Poi il pollaio lascia il posto allo zolfo, all’oliva verde, ai fiori ed al fieno. Il sorso è appagante, agile e salino, la progressione in bocca delicata ma pungente.

Grande personalità e cantina da seguire con attenzione.

85/100

Street food cinese a Milano!

Grande successo per La Ravioleria di Via Paolo Sarpi a Milano. Uno street food di qualità in piena Chinatown e, per di più, di fronte alla mitica Cantine Isola, la migliore enoteca con mescita della città!

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Ravioli alle verdure

Ma cos’è questa ravioleria che sta riscuotendo tutto questo successo ed è ormai sulla bocca di tutto il web?

Si tratta di un laboratorio fronte strada che, a vista, prepara e, volendo, cuoce – sbollentati pochi minuti in acqua – degli splendidi ravioli.

La pulizia, la qualità delle materie prime (la carne viene dalla macelleria a fianco, la storica ed italianissima macelleria Sirtori) accompagnata da prezzi commoventi distinguono il locale dagli altri numerosi esercizi commerciali della zona. E la clientela – spesso in fila di fronte al negozietto – ne certifica il successo.

I ravioli disponibili sono, al momento, di tre tipologie: ravioli manzo e porro, maiale e verza oppure di sole verdure. Ne ho presi 8 per tipo (freschi e cotti a casa) e dopo ripetuti assaggi non riesco a fare una classifica. Buonissimi sia quelli alle verdure che i saporiti manzo e porro, ma anche quelli al maiale e verza non scherzano!

Ci sei già stato? Se sei a Milano non farti sfuggire l’occasione, prima che sia troppo tardi! Anche se credo e spero che la qualità resterà a lungo alta e che il successo non cambi troppo la formula. In zona già si notano altri negozi gastronomici cinesi che cercano di andare nella stessa direzione della pulizia e della scelta di materie prime fresche e di qualità. Imitazione virtuosa, una volta tanto!

La Ravioleria Sarpi. Via Paolo Sarpi, 27. 20154 Milano. Tel +39 3318870596.

La ribolla gialla di Damijan

Damijan Podversic, allievo di Gravner, è uno dei più interessanti rappresentanti dei cosiddetti orange wines del Collio goriziano (siamo vicinissimi al confine con la Slovenia). I vini bianchi di Damijan sono tutti macerati e quindi assumono una tonalità ambrata e vivace molto accattivante.

La filosofia dell’azienda è decisamente non interventista, quindi lieviti indigeni ed in generale grande rispetto per la terra (il diserbo è meccanico ed in vigna si usa solo rame e zolfo).

ribollagiallaVenezia Giulia IGT Ribolla Gialla 2010 – Damijan Podversic

Oggi ho stappato la Ribolla Gialla 2010 di Damijan Podversic. Il naso decisamente accattivante e complesso: timo, zenzero, macchia mediterranea, chiglia di nave, frutta gialla (albicocca) disidratata. La bocca ha calore e volume, gli manca forse la dinamica delle annate migliori (la 2010 da queste parti non è stata un’annata felice). La chiusura è piuttosto rapida ma “appoggiata” su una grande sapidità.

84/100

 

 

Rossese di Dolceacqua: what else?

Oggi avevo voglia di un vino spensierato ma non banale, agile ma anche articolato nella dinamica. In cantina lo sguardo è caduto sul Rossese di Dolcecqua 2012 di Terre Bianche. Questo per l’esattezza 🙂 :

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Il vino lo ricordavo più semplice al naso invece qualche anno in cantina gli ha fatto bene! Sentori di geranio, ribes, macchia mediterranea rendono il vino fin da subito accattivante, ma poi arriva anche una mineralità scura, un cenno di dattero, spezie in formazione…in bocca è fin dall’ingresso furiosamente sapido, il frutto bilancia bene e accompagna il sorso sostenuto da ottimo nerbo acido. Chiude sapido e piacevolmente amaricante con un alcol che pizzica appena. Grande riuscita per questo vino “base” che, a differenza del cru Bricco Arcagna, fa solo acciaio.

89/100

 

Complimenti a quel Filippo Rondelli che è senz’altro uno dei fari dell’antica, ma solo di recente “riscoperta” e rilanciata, denominazione.

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Dolceacqua